Mauro Vecchio

File sharing, pirati d'America

In uno studio commissionato da Google, gli utenti statunitensi contestano le tecniche d'enforcement in stile francese. I downloader sono tra i consumatori più assidui di musica legale

Roma - Tra la libera condivisione di contenuti audiovisivi e le agguerrite strategie adottate dall'industria per stroncare i pirati, uno studio pubblicato dal centro di ricerca American Assembly (Columbia University) ha coinvolto l'opinione pubblica statunitense per indagare gli atteggiamenti degli stessi utenti verso il file sharing e i principali meccanismi dell'enforcement del diritto d'autore.

Per i netizen a stelle e strisce c'è una distinzione fondamentale tra condivisione pubblica e privata dei contenuti. L'80 per cento del campione di American Assembly crede che sia giusto trasferire i file a livello familiare, una fetta che scende al 60 per cento se si allarga il contesto comprendendo le amicizie. Al contrario, tra il 4 e il 15 per cento degli utenti crede che sia ragionevole distribuire o vendere copie di materiale pirata.

Commissionato da Google, lo studio di American Assembly ha scoperto che il 53 per cento del suo campione risulta favorevole ad un ruolo più attivo dei motori di ricerca nel blocco di link a materiale condiviso in barba al copyright. In sostanza, gli intermediari per la ricerca sul web dovrebbero contribuire alla lotta per tutelare il diritto d'autore, evitando le crociate dell'enforcement agli stessi utenti a stelle e strisce.
Di conseguenza, la maggior parte dei netizen intervistati nello studio non gradisce affatto l'adozione di meccanismi come quello dei copyright alerts, basati sull'invio di notifiche graduali da parte dei singoli provider. Stando agli estremi rimedi ipotizzati da Verizon, gli scariconi recidivi rischierebbero una significativa riduzione della velocità di banda, fino a 256kbps in via temporanea.

Tra i risultati offerti dallo studio della Columbia University - che ha scelto un doppio campione di utenti negli States e in Germania - emerge che la comunità degli amanti del P2P ha dimostrato una tendenza più spiccata verso l'acquisto (legale) di materiale audiovisivo. È una tesi già sostenuta in molti altri studi di questo tipo: i downloader comprano più film e musica rispetto ai cosiddetti consumatori legali.

L'utente medio del P2P ha infatti una library musicale di quasi 2mila brani. Di questi, 760 (38 per cento) risultano acquistati legalmente. Gli utenti che non si dichiarano intenzionati a scaricare musica sono mediamente in possesso di un catalogo con 1300 brani. Di questi, 582 (45 per cento) provengono da fonti di distribuzione autorizzata. Il resto viene dal trasferimento rippato da CD o da condivisioni a livello familiare.

Mauro Vecchio
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44 Commenti alla Notizia File sharing, pirati d'America
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  • ...ma pure i provider ISP dovrebbero filtrare i contenuti protetti da copyright.
    Troppo facile darmi un collegamento a caro prezzo, magari appoggiandosi alle linee fisiche di qualcun altro, poi lavarsene le mani del traffico di rete !
    A monte però c'è un altro problema: Perchè il copyright delle medicine dura vent'anni e quello musicale o video dura novantanove anni?
    Chi siete, cari artisti, i figli dell' oca bianca?
    non+autenticato
  • - Scritto da: rico
    > ...ma pure i provider ISP dovrebbero filtrare i
    > contenuti protetti da copyright.

    Perche' le societa' autostradali fanno forse operazini di polizia ?
    Con quale autorita' potrebbero filtrare cosa ?

    > Troppo facile darmi un collegamento a caro
    > prezzo, magari appoggiandosi alle linee fisiche
    > di qualcun altro, poi lavarsene le mani del
    > traffico di rete !

    Quindi dovrebbero anche ascoltare le tue telefonate per segnalare se parli di qualcosa di sconveniente ?

    > A monte però c'è un altro problema: Perchè il
    > copyright delle medicine dura vent'anni e quello
    > musicale o video dura novantanove anni?

    Ecco, questa e' la vera domanda.

    > Chi siete, cari artisti, i figli dell' oca bianca?
    krane
    22544
  • - Scritto da: rico
    > ...ma pure i provider ISP dovrebbero filtrare i
    > contenuti protetti da
    > copyright.

    Risultato? Crittografia diffusa ubiquamente. Un po' come chiudere Megaupload e vederselo rispuntare criptato. Un po' come quanto successo in Francia dopo il fallimentare Hadopi.

    > Troppo facile darmi un collegamento a caro
    > prezzo, magari appoggiandosi alle linee fisiche
    > di qualcun altro, poi lavarsene le mani del
    > traffico di rete

    Il provider è un semplice fornitore del cavo, cosa ci passa non è di sua competenza né responsabilità, e non potrebbe essere altrimenti. Cosa vorresti che diventasse, il poliziotto della Rete, il Grande Fratello orwelliano?

    > A monte però c'è un altro problema: Perchè il
    > copyright delle medicine dura vent'anni e quello
    > musicale o video dura novantanove
    > anni?

    Andrebbero ridotti a pochi anni, entrambi.
    Funz
    12943
  • sopravvissute incrementando i propri guadagni anche con la vendita dei radioregistratori, duplicatori di cassette, videoregistratori VHS, masterizzatori ... e non si sono mai lamentate della loro vendita. Tra l'altro ci sono anche i registratori dei canali digitali ... basta piangere il morto per gabbare il vivo.Annoiato
    non+autenticato
  • "L'80 per cento del campione di American Assembly crede che sia giusto trasferire i file a livello familiare"

    Pienamente d'accordo! Senza se e senza ma!
  • E il bello è che non è neanche difficile da fare.
    Basta optare per Creative Commons al posto del Copy Right...
  • Io direi a prescindere sia dal (C) che dal CC.
  • Il (C) non permetto lo scambio privato di opere sotto (C).
    Il CC invece lo permette.

    Quindi "a prescindere" implicherebbe cambiare (C) perché lo permetta. Ma se devi cambiare (C) per permettere tutti i casi limite in cui si può fare qualcosa, allora è molto più semplice eliminarlo in favore di CC.

    Tranne lo scambio privato CC non tutela meno gli autori di (C). Ed è anche più semplice e articolato: un autore può decidere diversi livelli di protezione. In (C) no, o tutto o nulla.
  • Si, ok. Ad ogni modo il mio era più un discorso generale, senza tener conto delle licenze/leggi nazionali.

    Cambiando discorso: se oggi non si rispetta il (C), quanto la gente rispetterà i CC?
  • >Cambiando discorso: se oggi non si rispetta il (C), quanto la gente rispetterà i CC?

    E' qui la forza del CC: poiché la copia privata è permessa, far rispettare il CC non è difficile.
    Per non rispettare, ad esempio, la CC "Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0" devi: o spacciare per tua una opera che non lo è, oppure usarla commercialmente senza il consenso dell'autore, oppure creare una opera derivata senza il consenso dell'autore.

    Ora ognuno di questi casi è più semplice da perseguire legalmente rispetto a tracciare tutti gli IP, chiudere siti, perseguire un link ad un link che ti porta in una pagina che con un certo numeretto, se messo su alcuni programmi, ti permette, a patto che qualcuno condivida, di scaricare materiale che non potevi scaricare.

    Quali industrie sono più in crisi? Quelle che producono beni fisici o quelle che producono opere passibili di copyright?
    La quantità di musica, ad esempio, di cui fruisce la gente è aumentata o diminuita da quando sono apparsi nel mercato i masterizzatori?
    Chi sono i legittimi titolari dei diritti, gli autori o le case produttrici?

    Infine, non è che per caso le CC rappresentano meglio il mercato attuale, con meno vincoli e più possibilità di business per tutti?

    Ultimissima domanda: se domani venisse abolito il copyright a favore delle CC, chi ci rimette? Le produzione "artistica", gli autori, o per caso solo poche industrie?
  • - Scritto da: Shedar
    > >Cambiando discorso: se oggi non si rispetta
    > il (C), quanto la gente rispetterà i
    > CC?
    >
    > E' qui la forza del CC: poiché la copia privata è
    > permessa, far rispettare il CC non è
    > difficile.

    Anche il (C) lo permette. Ciò che non permette è la condivisione della tua copia privata.
    Oppure, cosa intendi tu per "copia privata". Io mi rifaccio alla definizione giuridica.

    > Per non rispettare, ad esempio, la CC
    > "Attribuzione - Non commerciale - Non opere
    > derivate 3.0" devi: o spacciare per tua una opera
    > che non lo è, oppure usarla commercialmente senza
    > il consenso dell'autore, oppure creare una opera
    > derivata senza il consenso
    > dell'autore.

    Almeno per l'Italia: inizierei con tutti i siti che lucrano sulla pirateria.
    Immagino che ciò non sia permesso nemmeno sotto il CC, giusto? Quindi i problemi sarebbe identici.

    > Quali industrie sono più in crisi? Quelle che
    > producono beni fisici o quelle che producono
    > opere passibili di
    > copyright?

    A parte che anche i prodotti fisici sono soggetti al (C)... oggi direi entrambi, ma anche no.

    > La quantità di musica, ad esempio, di cui fruisce
    > la gente è aumentata o diminuita da quando sono
    > apparsi nel mercato i
    > masterizzatori?

    Ci sono meno artisti nuovi, c'è meno competitività, ci sono meno soldi. Ma non è solo colpa dei masterizzatori, sia chiaro.

    > Chi sono i legittimi titolari dei diritti, gli
    > autori o le case
    > produttrici?

    Sui diritti, dipende dagli accordi presi. Se intendi "paternità", allora quella è solo dell'autore, ovvio.

    > Infine, non è che per caso le CC rappresentano
    > meglio il mercato attuale, con meno vincoli e più
    > possibilità di business per
    > tutti?

    Boh. Immagino che la risposta debba essere si. Tuttavia non capisco quel "tutti". Perchè tutti? Per me l'ultima parola (autorizzazione) spetta solo al legittimo detentore dei diritti (libertà, almeno per me).

    > Ultimissima domanda: se domani venisse abolito il
    > copyright a favore delle CC, chi ci rimette? Le
    > produzione "artistica", gli autori, o per caso
    > solo poche
    > industrie?

    Con poche indusrie intendi: industria musicale, industria cinematografica, industria video ludica, industria editoriale, industria software aziendale, per citarne alcune?

    Mah, forse vivremmo meglio e più sani: tutti a zappare la terra. Infatti quasi quasi ritorno in Uni a fare agraria!A bocca aperta
  • - Scritto da: ThEnOra
    > - Scritto da: Shedar
    > > > Cambiando discorso: se oggi non
    > > > si rispetta il (C), quanto la
    > > > gente rispetterà i CC?

    > > E' qui la forza del CC: poiché la copia
    > > privata è permessa, far rispettare il CC
    > > non è difficile.

    > Anche il (C) lo permette. Ciò che non permette
    > è la condivisione della tua copia privata.
    > Oppure, cosa intendi tu per "copia privata". Io
    > mi rifaccio alla definizione giuridica.


    > > Per non rispettare, ad esempio, la CC
    > > "Attribuzione - Non commerciale - Non
    > > opere derivate 3.0" devi: o spacciare
    > > per tua una opera che non lo è, oppure
    > > usarla commercialmente senza il
    > > consenso dell'autore, oppure creare una
    > > opera derivata senza il consenso dell'autore.

    > Almeno per l'Italia: inizierei con tutti i siti
    > che lucrano sulla pirateria.

    Infatti

    > Immagino che ciò non sia permesso nemmeno sotto
    > il CC, giusto? Quindi i problemi sarebbe identici.

    Basta che non lucrino, per non lucrare dovrebbero fondare un'associazione culturale che tenga conto delle entrate e delle spese, niente di piu' facile per rendere il tutto legale.

    > > La quantità di musica, ad esempio, di
    > > cui fruisce la gente è aumentata o
    > > diminuita da quando sono apparsi nel
    > > mercato i masterizzatori?

    > Ci sono meno artisti nuovi, c'è meno
    > competitività, ci sono meno soldi. Ma
    > non è solo colpa dei masterizzatori, sia
    > chiaro.

    Che dati hai ? Io leggo che sono in aumento, anche su
    http://www.memagazine.it/miscellaneous/mei-superso...
    Jamendo dichiara ad esempio: 12977 album pubblicati, infatti al momento hanno problemi di eccesso di successo che gli sta destabilizzando i server.
    krane
    22544
  • >Anche il (C) lo permette. Ciò che non permette è la condivisione della tua copia privata.
    Oppure, cosa intendi tu per "copia privata". Io mi rifaccio alla definizione giuridica.

    Almeno leggile le CC! Le CC permettono la condivisione privata dell'opera. Il copy right no! Ed è da lì che deriva il male. E comunque sarà anche permessa la copia personale con il (C), ma è vietato aggirare le protezioni che non lo permettono.

    E non è vero che ci sono meno artisti, meno produzione "artistica". A me risulta che grazie alla condivisione, la fruizione, legale e non, di contenuti sia esplosa!

    Semplicemente a seconda delle licenze cambia il modello con cui puoi fare soldi. Ma i soldi, l'arte, e il benessere indotto (se vuoi posti di lavoro) dal mercato musicale non richiedono il (C).

    Fai le stesse obiezioni che venivano fatte all'opensource quando nasceva... nessuno farebbe più software perché non ci sarebbe possibilità di fare soldi. Vallo a dire a google che, anche tramite l'open source, riesce, nel bene o nel male, a fare miliardi di fatturato...
  • - Scritto da: Shedar
    > >Cambiando discorso: se oggi non si rispetta
    > il (C), quanto la gente rispetterà i
    > CC?
    >
    > E' qui la forza del CC: poiché la copia privata è
    > permessa, far rispettare il CC non è
    > difficile.
    > Per non rispettare, ad esempio, la CC
    > "Attribuzione - Non commerciale - Non opere
    > derivate 3.0" devi: o spacciare per tua una opera
    > che non lo è, oppure usarla commercialmente senza
    > il consenso dell'autore, oppure creare una opera
    > derivata senza il consenso
    > dell'autore.
    >
    > Ora ognuno di questi casi è più semplice da
    > perseguire legalmente rispetto a tracciare tutti
    > gli IP, chiudere siti, perseguire un link ad un
    > link che ti porta in una pagina che con un certo
    > numeretto, se messo su alcuni programmi, ti
    > permette, a patto che qualcuno condivida, di
    > scaricare materiale che non potevi
    > scaricare.
    >
    > Quali industrie sono più in crisi? Quelle che
    > producono beni fisici o quelle che producono
    > opere passibili di
    > copyright?
    > La quantità di musica, ad esempio, di cui fruisce
    > la gente è aumentata o diminuita da quando sono
    > apparsi nel mercato i
    > masterizzatori?
    > Chi sono i legittimi titolari dei diritti, gli
    > autori o le case
    > produttrici?
    >
    > Infine, non è che per caso le CC rappresentano
    > meglio il mercato attuale, con meno vincoli e più
    > possibilità di business per
    > tutti?
    >
    > Ultimissima domanda: se domani venisse abolito il
    > copyright a favore delle CC, chi ci rimette? Le
    > produzione "artistica", gli autori, o per caso
    > solo poche
    > industrie?
    Tutti, é semplice, compresi gli utenti, perché nessuno produrrebbe più nulla per farne dono al mondo. Dopo alla meglio registri dalla tv come negli anni 70.
    non+autenticato
  • > Tutti, é semplice, compresi gli utenti, perché
    > nessuno produrrebbe più nulla per farne dono al
    > mondo.

    Allora non produrre più nulla: non la considero una perdita.

    I vantaggi (poter accedere gratuitamente a TUTTO quello che è già stato prodotto) sarebbero comunque incomparabilmente superiori.


    > Dopo alla meglio registri dalla tv come
    > negli anni
    > 70.

    Mi va benissimo. Facciamo pure così: niente dvd, niente cd, niente vendita di contenuti, solo streaming e download gratis. E chi campava con il copyright, a lavorare!
    non+autenticato
  • Chi scarica film o musica lo fa perchè gli interessa quella musica e quel film, ed intanto ne fa pubblicità a chi magari non ha la possibilità di scaricare e quindi se li compra.
    Chi scarica film o musica quasi sempre è un appassionato e se trova l'offerta giusta si compra il supporto fisico, non fosse altro per una ragione di collezionismo.
    Chi scarica film o musica, essendo un appassionato, va di più al cinema e ai concerti, e magari compra più libri sugli argomenti che gli interessano.
    Chi scarica film o musica vuole sempre essere in linea con gli ultimi ritrovati tecnologici.
    Insomma, chi scarica musica o film è in primo luogo un consumatore, basta che il prezzo sia quello giusto.
    non+autenticato
  • É la sacrosanta verità...magari le statistiche potrebbero rivelare che si comporta così il 90% dei downloaded, c'è un 10% che scarica e basta...però resta la grande maggioranza degli utenti...
    non+autenticato
  • il sondaggio lo facevano anche in italia, i risultati sarebbero stati leggermente sfalsatiSorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: ultimate
    > il sondaggio lo facevano anche in italia, i
    > risultati sarebbero stati leggermente sfalsati
    >Sorride

    Tanto per quel che si produce in italia...
    krane
    22544
  • - Scritto da: krane
    > - Scritto da: ultimate
    > > il sondaggio lo facevano anche in italia, i
    > > risultati sarebbero stati leggermente
    > sfalsati
    > >Sorride
    >
    > Tanto per quel che si produce in italia...

    pensa se la RAI si mette a fare delle crociate contro il file sharing per difendere le sue Fiction Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere

    Comuqnue nessuno sano di mente metterebbe in condivisione o scarica le fiction della RAI Rotola dal ridereRotola dal ridere
  • - Scritto da: thebecker
    > - Scritto da: krane
    > > - Scritto da: ultimate
    > > > il sondaggio lo facevano anche in italia, i
    > > > risultati sarebbero stati leggermente
    > > sfalsati
    > > >Sorride
    > >
    > > Tanto per quel che si produce in italia...
    >
    > pensa se la RAI si mette a fare delle crociate
    > contro il file sharing per difendere le sue
    > Fiction
    > Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere
    >
    > Comuqnue nessuno sano di mente metterebbe in
    > condivisione o scarica le fiction della RAI
    > Rotola dal ridereRotola dal ridere


    http://1337x.org/torrent/174507/R-I-S-Delitti-Impe.../

    Ah, ma non è della Rai!A bocca aperta
  • - Scritto da: thebecker
    > - Scritto da: krane
    > > - Scritto da: ultimate
    > > > il sondaggio lo facevano anche in italia, i
    > > > risultati sarebbero stati leggermente
    > > sfalsati
    > > >Sorride
    > >
    > > Tanto per quel che si produce in italia...
    >
    > pensa se la RAI si mette a fare delle crociate
    > contro il file sharing per difendere le sue
    > Fiction
    > Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere
    >
    > Comuqnue nessuno sano di mente metterebbe in
    > condivisione o scarica le fiction della RAI
    > Rotola dal ridereRotola dal ridere

    Quelle di adesso magari no, ma se andiamo un po' indietro nel tempo, la RAI faceva produzioni di tutto rispetto: un esempio su tutti, il Marco Polo di Montaldo.
  • - Scritto da: webwizard
    > - Scritto da: thebecker
    > > - Scritto da: krane
    > > > - Scritto da: ultimate
    > > > > il sondaggio lo facevano anche
    > > > > in italia, i risultati sarebbero
    > > > > stati leggermente sfalsati
    > > > >Sorride

    > > > Tanto per quel che si produce in italia...

    > > pensa se la RAI si mette a fare delle crociate
    > > contro il file sharing per difendere le sue
    > > Fiction
    > > Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere

    > > Comuqnue nessuno sano di mente metterebbe in
    > > condivisione o scarica le fiction della RAI
    > > Rotola dal ridereRotola dal ridere

    > Quelle di adesso magari no, ma se andiamo un po'
    > indietro nel tempo, la RAI faceva produzioni di
    > tutto rispetto: un esempio su tutti, il Marco
    > Polo di Montaldo.

    Altri tempi, la rai ha anche insegnato l'italiano all'italia se e' per questo, e non dimentichiamo Rome che all'estero ha avuto un sacco di soccesso ed e' storicamente accuratissima (troppo per la censura italiana).
    krane
    22544
  • - Scritto da: webwizard

    >
    > Quelle di adesso magari no, ma se andiamo un po'
    > indietro nel tempo, la RAI faceva produzioni di
    > tutto rispetto: un esempio su tutti, il Marco
    > Polo di
    > Montaldo.

    E non solo quello...