RIAA denunciata un'altra volta

Un provider di servizi cable, Charter Communications, aggredisce le major sostenendo che i nomi dei propri utenti sono sacri. RIAA delusa: Charter aveva assicurato piena collaborazione

Roma - Non ci stanno i provider americani a rompere il rapporto di fiducia con i loro utenti accettando i metodi sbrigativi dei discografici della RIAA. Charter Communications, importante provider di servizi a banda larga via cavo, ha deciso di passare all'attacco denunciando l'azione della RIAA e chiedendo che venga bollata come illegale.

Anche a Charter, come a tanti altri provider, RIAA ha spedito le sue subpoena, le richieste formali aventi forza di legge con cui cerca di ottenere nome e cognome di numerosi abbonati. Tutti utenti che secondo i software cacciautenti della RIAA avrebbero commesso atti di pirateria musicale utilizzando i sistemi peer-to-peer.

Charter ha però intenzione di difendere i 150 utenti presi di mira dalla RIAA e ha loro inviato una lettera avvertendoli della richiesta delle major e anticipando loro che sarà ingaggiata una battaglia legale. "Riteniamo - ha spiegato un legale del provider - che sia nostra responsabilità esercitare i nostri diritti per proteggere gli interessi legittimi dei nostri clienti. Ed è in linea con la policy sulla privacy di Charter".
E' la prima volta che un provider di servizi cavo scende in campo sul piano legale contro la RIAA, segno evidente che la crociata antiP2P delle major ha preso di mira in particolare quei servizi di accesso che offrono connettività a banda larga. Ma se il broad band è accusato di essere veicolo di pirateria, è sempre il broad band a costituire una consistente parte del fatturato dei provider americani, e non solo.

Di interesse la reazione della RIAA alla presa di posizione del provider. Non solo le major rivendicano l'assoluta legittimità delle loro subpoena ma sostengono pure che "la denuncia di Charter Communications contraddice le loro dichiarazioni precedenti secondo cui avrebbero cooperato pienamente con le subpoena inviate sulla base del Digital Millennium Copyright Act". "Comunque la si voglia rigirare - continua una nota dell'associazione dei discografici - non cambia il fatto che quando le persone violano il diritto d'autore su internet non sono anonime e i provider devono rivelare i loro nomi".

Per la RIAA la strada verso lo schiacciamento del P2P appare decisamente in salita. Non solo i provider iniziano a far quadrato contro le richieste delle major, ma ci si mettono anche i gruppi per i diritti civili, come l'ACLU, che hanno denunciato l'uso illegale delle subpoena e la limitazione dei diritti degli utenti. Ma gli attacchi alla RIAA arrivano anche da associazioni come quella delle biblioteche, l'American Library Association, secondo cui l'azione della RIAA è quantomeno discutibile sul piano legale, e non solo su quello.
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