Confermati 5 anni al webmaster cinese

Il regime pechinese è inflessibile con l'uomo che raccoglieva su internet notizie sui desaparecido cinesi, quell'esercito di arrestati di cui non si sa più nulla

Roma - Fonti dell'organizzazione Reporters sans frontières (RSF) hanno annunciato che una corte d'appello ha confermato la condanna a cinque anni di reclusione per il webmaster cinese Huang Qi.

Lo scorso maggio era stata resa nota la clamorosa decisione del tribunale del popolo di Chongqing che aveva inteso punire l'eccessiva curiosità di Huang, interessato a capire quale fosse il destino di persone arrestate e mai più ricomparse.

L'attività di indagine e denuncia svolta da Huang veniva da lui resa pubblica sul proprio sito, che è il vero motivo per il quale è finito nel mirino delle autorità pechinesi.
RSF ha spiegato che la decisione della corte d'appello è stata presa a porte chiuse, il tutto mentre Huang veniva trasferito in una prigione di un'altra regione, lontano dalla propria abitazione, e alla moglie veniva vietata qualsiasi visita al marito.

Secondo RSF Huang è stato più volte torturato persino durante il processo di appello e i suoi avvocati sono stati intimiditi al punto da aver lasciato il caso prima dell'udienza. RFS ha dichiarato che "per ragioni umanitarie è essenziale che sua moglie possa visitarlo". La speranza di RSF è che vi sia una mobilitazione internazionale a favore del webmaster, una speranza piuttosto vana se si pensa che nelle sue stesse condizioni si trovano decine di cyberdissidenti detenuti a vario titolo nelle carceri cinesi.
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