Alfonso Maruccia

Vine, contaminazione porno

Il servizio di video-sharing su Twitter si fa subito notare per una clip porno selezionata per il suo pubblico. Gli utenti insorgono, Twitter censura e Apple abbassa di rango la nuova app. Che comunque piace agli inserzionisti

Roma - Se è vero che il porno è l'anima della Rete, Vine non fa eccezione: la app di condivisione di micro-video su Twitter non solo ha iniziato a popolarsi di contenuti a luci rosse, ma è anche stata usata per promuovere contenuti pornografici a tutti i suoi utenti.

In pieno accordo con la brevità dei messaggi testuali di Twitter, Vine permette di registrare piccoli spezzoni video di 6 secondi da condividere poi sul network di microblogging o altrove sul web: la funzionalità "Editor's Pick" promuove un video scelto sui feed di tutti gli utenti di Vine, ed è così che la performance "Dildoplay" è stata distribuita in rete e visualizzata sui terminali degli utenti - previa accettazione del fatto (reso noto con un messaggio esplicito) che si trattava di contenuti espliciti.

Ma il messaggio di avviso non è stato sufficiente a mettere Vine al riparo di polemiche e problemi. Molti utenti si sono lamentati e Twitter è stata subito costretta a correre ai ripari: i rappresentanti del servizio di micro-blogging hanno offerto le proprie scuse per la comparsa di un video porno indesiderato sui gadget mobile degli utenti, parlando di un "errore umano" che ha portato alla scelta della clip come selezionata per la visione generale.
Il video è stato ovviamente rimosso in fretta e, per evitare il verificarsi di un nuovo incidente simile, Vine ha cominciato a filtrare gli hashtag riferibili a contenuti pornografici o comunque sessualmente espliciti. Anche Apple, a breve distanza dal fattaccio delle icone da 500 pixel è corsa subito ai ripari, rimuovendo la app Vine da quelle promosse con la funzionalità "Featured" dell'app store di iOS.

Se i porno-incidenti che si verificano su gadget spesso destinati a un'utenza giovane e giovanissima spesso fanno storcere il naso a chi lega il proprio nome a questi servizi, la capacità virale già dimostrata da Vine piace agli inserzionisti: saranno pure sei voltili secondi, ma per promuovere un prodotto (su Twitter e altrove) i limiti temporali del nuovo micro-YouTube sembrano perfetti.

Alfonso Maruccia
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