Rhapsody: le denunce RIAA funzionano

Lo sostiene il servizio di Listen.com, oggi nelle mani di RealNetworks. A suo dire la crociata legale delle major avrebbe dato nuovo slancio al proprio jukebox. Una boutade?

Los Angeles (USA) - In una rete sempre più affollata di sistemi di file sharing dalle singolari caratteristiche e dalla crescente popolarità, emerge con tutta la sua forza la voce di RealNetworks, azienda che produce notissimi software multimediali e possiede, tra le altre cose, il servizio Rhapsody.

Real ha sostenuto che nel momento in cui si sono iniziate a concretizzare le denunce della RIAA contro gli utenti del file sharing, sono anche aumentati gli utenti e gli abbonati ai propri servizi di streaming e downloading musicale online. Per la prima volta, cioè, si afferma l'esistenza di una diretta correlazione tra il successo di un servizio di distribuzione musicale su internet e la clamorosa azione legale dei discografici americani.

Va detto che Rhapsody, uno dei primissimi jukebox a poter contare su patti a largo spettro con le major della musica, non è nuovo a dichiarazioni altisonanti sui propri risultati. A luglio infatti i suoi manager dichiararono che, grazie alla riduzione dei prezzi del download, il servizio era stato preso d'assalto dai fan.
Volendo comunque dar fede all'azienda, Rhapsody a settembre avrebbe mandato in streaming 21 milioni di brani, una crescita notevole, del 30 per cento, rispetto al mese precedente. Quanti sono invece i brani scaricati e masterizzati dai propri utenti? Questo Rhapsody non lo dice. Motivo in più per crederle, evidentemente.
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