Nessuno spia i telefonini sudcoreani

Roma - Non si placa ancora il fuoco delle polemiche dell'opposizione sudcoreana contro quella che viene ritenuta una pratica diffusa: il monitoraggio da parte del governo delle conversazioni telefoniche in Corea del Sud, in particolare di quelle che corrono sui network della telefonia mobile.

Per tentare di arginare la piena delle polemiche, mai supportate da prove ma sintomo, probabilmente, delle difficoltà del paese di adattarsi ai rapidissimi cambiamenti tecnologici e sociali che l'hanno investito, ha parlato il ministro all'Informazione, già noto perché ex dirigente del colosso dell'elettronica Samsung.

Chin Dae-JeChin Dae-je ai reporter ha confermato che "in teoria è possibile spiare le conversazioni tra telefonini". "Ma - ha continuato - la tecnologia CDMA adottata nel nostro paese dai normali telefoni mobili è troppo complicata per essere decifrata e possiamo affermare che è senz'altro impossibile, nella pratica, craccare i cellulari".
Secondo il ministro "non c'è motivo per cui la gente debba essere preoccupata per la sicurezza delle chiamate telefoniche. Io stesso uso un normale cellulare quando chiamo il presidente".

Non è detto, però, che le parole di Chin siano sufficienti. Secondo l'opposizione, infatti, tanto il governo attuale quanto quelli precedenti avrebbero fatto di tutto per impedire ai privati di sviluppare telefonini a prova di intercettazione, fornendo invece cellulari protetti agli alti papaveri dell'Esecutivo...
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