Mauro Vecchio

Australia, il prezzo è giusto?

Apple, Microsoft e Adobe dovranno rispondere dei prezzi maggiorati sul mercato agli antipodi. Con la forza mostrata dalla valuta locale, il Parlamento locale non gradisce gli attuali costi di software e gadget mobile

Roma - Dovranno presentarsi al cospetto dei parlamentari australiani, al centro di un'indagine avviata dalla Commissione Infastrutture e Comunicazioni nel governo di Canberra. Tra i giganti del mercato IT, Apple, Microsoft e Adobe sono state coinvolte in un'audizione pubblica fissata per il prossimo 22 marzo, quando i rispettivi rappresentanti si ritroveranno obbligati a spiegare le attuali dinamiche di prezzo sul mercato agli antipodi.

In sostanza, le tre società statunitensi dovranno motivare la distribuzione di prodotti più costosi per i cittadini australiani, così come denunciato nella scorsa estate da numerose associazioni per la tutela dei consumatori locali. Nell'indagine parlamentare, la vendita a prezzi maggiorati di software e gadget mobile non risulterebbe affatto giustificata dalle attuali condizioni valutarie.

Con il dollaro australiano in posizione di forza - il tasso di cambio è ora 1 dollaro statunitense per 1,03 dollari aussie - le associazioni dei consumatori non riescono a spiegarsi un aumento medio del 50 per cento tra i prezzi negli States e quelli locali. Tra gli esempi citati nell'inchiesta parlamentare, il modello iPad 16GB WiFi con display Retina viene venduto da Apple al prezzo di quasi 540 dollari australiani, circa 40 dollari in più rispetto ai modelli per gli utenti a stelle e strisce.
Inizialmente sulla difensiva - Apple aveva accettato di fornire documenti in via confidenziale, mentre Microsoft si era trincerata dietro le vaghe spiegazioni dell'intera industria - le tre aziende statunitensi saranno ora obbligate a collaborare con la commissione parlamentare australiana. In passato, l'aumento dei prezzi sul mercato locale era già stato spiegato con gli elevati costi d'importazione e le pesanti trattenute fiscali imposte dallo stesso governo di Canberra.

Mauro Vecchio
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