Mauro Vecchio

Di like, brevetti e programmatori fantasma

Nuova denuncia contro Facebook, per il presunto sfruttamento indebito di due tecnologie ideate dal defunto programmatore olandese Van Der Meer per il suo progetto di condivisione social, surfbook

Roma - Dopo lo scontro con i gemelli Winklevoss e l'oscuro Paul Ceglia, Facebook è tornato al centro dell'arena brevettuale, accusato di sfruttamento indebito della proprietà intellettuale per alcune delle sue più intime caratteristiche social. I legali di Rembrandt Social Media - divisione della statunitense Rembrandt IP, società operativa dal 2004 che è riuscita a raggranellare più di 150 milioni di dollari dal controllo di numerosi brevetti - hanno accusato il social network californiano per l'uso non autorizzato del pulsante like.

Nello specifico, Rembrandt Social Media ha denunciato Facebook con la famiglia del programmatore olandese Joannes Jozef Everardus Van Der Meer, ritenuto dall'accusa "un pioniere nello sviluppo di tecnologie web user-friendly". Deceduto nel giugno 2004 - poco dopo il lancio statunitense della creatura digitale di Mark Zuckerberg - Van Der Meer stava lavorando al progetto surfbook, una piattaforma per la condivisione di informazioni tra gruppi selezionati di utenti su Internet.

Con i due brevetti 6,289,362 e 6,451,316, Van Der Meer intendeva tutelare un sistema capace di sfruttare le reti di contatti per la condivisione di interessi personali e informazioni. I tecnici assoldati da Aduna - società fondata dallo stesso programmatore olandese - avrebbero lavorato ad un "diario online" per la condivisione di contenuti presenti su siti terzi, commentabili dagli utenti con un pulsante praticamente identico a quello introdotto da Facebook con l'ormai celebre pollice.
Secondo l'accusa, la piattaforma californiana sarebbe sempre stata a conoscenza dei brevetti registrati da Van Der Meer, oltretutto citati in un proprio brevetto dell'anno scorso. Mistero sulla cifra richiesta da Rembrandt Social Media per lo sfruttamento indebito da parte di Facebook, che non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito. I responsabili della patent company hanno subito respinto ogni sospetto sull'ennesima operazione di trolling brevettuale. La denuncia contro il sito in blu servirebbe a tutelare una grande storia della programmazione web.

Mauro Vecchio
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