Gaia Bottà

Python contro Python

Striscia la controversia in materia di marchi registrati: la community del linguaggio di programmazione chiede aiuto per dimostrare che Python è uno solo

Roma - Python, il nome scelto oltre un ventennio fa da Guido van Rossum in omaggio ai Monty Python per identificare il suo linguaggio di programmazione, è un marchio a rischio in Europa. C'è chi vorrebbe fregiarsi dello stesso nome per offrire servizi informatici, e la community chiede aiuto.

Ad ambire all'identificazione con il marchio Python è una azienda che offre servizi cloud con base nel Regno Unito, Our Holdings, che abbraccia servizi come POBox Hosting e Veber. La richiesta di registrazione del marchio su scala europea risale al 30 aprile 2012 e mira alla copertura di "software per computer", "server per l'hosting web", "server Internet", "hardware per VPN".

Una prospettiva che impensierisce la Python Software Foundation (PSF), che può contare su un trademark valido solo per gli Stati Uniti: il marchio richiesto dall'azienda britannica finirebbe, a parere di PSF, per coprire "praticamente tutto quello che ha a che fare con un computer", e rischierebbe quindi di mettere in ombra l'operato della comunità di sviluppatori che si adopera sul linguaggio di programmazione. Per questo PSF si è mossa per richiedere la registrazione del proprio marchio per quanto attiene l'ambito dei software per computer e della programmazione e si è opposta in sede europea alla registrazione del marchio da parte di Our Holdings.
Ma il percorso che si para davanti a PSF potrebbe essere travagliato. Non sono mancati i contatti fra i due protagonisti della disputa, in passato, quando PSF aveva rinunciato a delimitare un proprio trademark europeo per mancanza di fondi da investire: i rapporti tra i due contendenti non si sono sviluppati in maniera esattamente fluida, e il confronto ha ora il carattere dell'urgenza.

Per questo motivo la Fondazione ha pubblicato un appello per battere la strada della difesa del marchio basata su quella che il chairman di PSF Van Lindberg definisce "common law", per dimostrare all'Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (OHIM) che i cittadini europei associano il marchio Python al linguaggio di programmazione che anima numerosissimi servizi è necessario il contributo di tutti.
Ritagli di giornale, link, volantini che in cui si dia per scontato che Python è il linguaggio di programmazione, attestazioni e testimonianze di aziende e istituzioni europee che usano software Python, qualsiasi tipo di documento che provi il fatto che Python, nell'immaginario europeo, non può rischiare di essere confuso con l'offerta di storage di un'azienda britannica. "La minaccia è reale - avverte PSF - e rischia di danneggiare il vostro business in Europa". C'è chi ha preso questo rischio fin troppo sul serio.

Gaia Bottà
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