Mauro Vecchio

LinkedIn vince sui suoi utenti

Il social network per professionisti non ha peccato contro i suoi clienti premium. Le policy in materia di sicurezza dei database sono uguali per tutti. E gli utenti non le avrebbero nemmeno lette

Roma - Il caso è chiuso, i vertici di LinekdIn definitivamente liberati dalle grinfie legali dei loro utenti in seguito all'imbarazzante fuga di oltre 6 milioni di password dal social network per professionisti.

È stata smontata così la principale tesi dell'accusa, secondo cui LinkedIn avrebbe promesso a tutti i suoi utenti premium una serie di misure aggiuntive per la sicurezza dei database. La corte californiana ha scagionato il social network dalla presunta violazione dei termini di contratto stipulati con i clienti statunitensi. In sostanza, LinkedIn non avrebbe mai predisposto specifiche tecnologie di cifratura per i soli account a pagamento.

Il giudice californiano Edward Davila ha respinto le accuse formalizzate nella class action guidata da Katie Szpryka, sottolineando come la piattaforma statunitense applichi le stesse policy agli account gratuiti così come a quelli premium.
In aggiunta, il giudice Davila ha bacchettato gli stessi utenti di LinkedIn per la mancata lettura approfondita delle policy presenti sul sito. Una condizione inammissibile per una class action basata sulla violazione di contratto. I vari consumatori coinvolti nella causa collettiva non sarebbero riusciti a dimostrare la promessa di una maggiore sicurezza nello user agreement con gli utenti premium di LinkedIn. (M.V.)
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2 Commenti alla Notizia LinkedIn vince sui suoi utenti
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  • Quale tipo di ipocrisia, profondissima ipocrisia, sta dietro a contratti che quasi tutti i cittadini (ripeto, QUASI TUTTI) non capiscono per il semplice motivo che anche un leguleio, pur avendo studiato per diventarlo, deve comunque aggiornarsi su leggi, usi, costumi e regolamenti elaborati da altri legulei specialisti nell'infinocchiare il prossimo, per poter capire ciò che sta scritto in un contratto, con tutte le sue implicazioni.
    Sono schifato dall'incredibile ipocrisia che si cela dietro alla frase "la legge non ammette ignoranza".
    Siamo una socità (mondiale) primitiva, dove il cittadino, in maniera assolutamente paradossale, deve adeguarsi alle leggi, invece di avere a disposizione leggi che si adeguano a lui/lei.
    Perché paradossale?
    Perché si suppone che le società siano fatte per proteggere e rendere migliore la vita dei suoi componenti, invece di essere dei mostri che si cibano delle energie delle persone che le costituiscono, rendendo la loro vita un bilancio quasi sempre in perdita fra gioia e sofferenza...
    non+autenticato
  • ma che me ne frega a me di linchedin
    non+autenticato