Mauro Vecchio

Harvard spulcia le email dei professori

Gli amministratori del prestigioso ateneo hanno sbirciato le comunicazioni a mezzo posta elettronica di numerosi docenti. A caccia della talpa in un imbroglio studentesco rivelato ai media la scorsa estate

Roma - La rabbia e lo stupore nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa statunitense da numerosi docenti della Harvard University, ritrovatisi al centro di una estesa campagna di spionaggio interfacoltà. Gli amministratori del prestigioso ateneo a stelle e strisce hanno ammesso di essersi intrufolati in decine di account di posta elettronica per scoprire l'identità della talpa in un imbarazzante scandalo risalente alla scorsa estate.

All'inizio delle indagini i vertici dell'università statunitense avevano individuato un totale di 125 studenti coinvolti in un deprecabile imbroglio nel corso degli esami finali nell'edizione primaverile del programma Government 1310: Introduction to Congress. Più della metà degli alunni era successivamente stata espulsa da Harvard per aver collaborato - persino copiato - nel corso delle prove finali d'esame.

Dall'identificazione dei colpevoli, gli amministratori della Harvard University erano passati alla caccia del docente responsabile della fuoriuscita (leak) di un memo confidenziale contenente una serie di misure e consigli indirizzati allo stesso corpo docente nella gestione degli studenti coinvolti nel cheating scandal. Numerose testate giornalistiche nazionali avevano ottenuto una copia del documento con la collaborazione di un misterioso professore.
Ecco che veniva messo in piedi un meccanismo di sorveglianza degli account di posta elettronica di 16 docenti, ovviamente non comunicato agli stessi dai vertici dell'ateneo statunitense. In un successivo comunicato gli amministratori della Harvard University si sono parzialmente scusati con i diretti interessati, sottolineando come le attività di sorveglianza fossero dettate dal bisogno di tutelare la privacy degli studenti. I responsabili dello spionaggio elettronico si sarebbero limitati a leggere oggetti e destinatari, dunque non i contenuti dei messaggi.

Mauro Vecchio
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