Alfonso Maruccia

IBM, liquido ionico per l'era post-silicio

Big Blue sperimenta con transistor liquidi per aumentare le capacità computazionali del futuro. Si tratta di mimare il comportamento del cervello umano, più che di rendere i componenti ancora più veloci e performanti

Roma - IBM lavora a un nuovo approccio per la realizzazione dei transistor, un approccio che al posto dell'elettricità fa uso di "liquido ionico" per modificare lo stato di un semiconduttore - da conduttore a isolante e viceversa. Così si risparmia sull'energia necessaria, anche se le performance non sono comparabili con gli attuali microchip elettronici.

Nella ricerca di Big Blue, i "gate" responsabili del controllo sul flusso di elettroni tra i componenti dei transistor (source e drain) vengono sostituiti da gocce di liquido capaci di mantenere la loro forma irregolare a temperatura ambiente: il liquido è ionizzato, e a seconda del tipo di carica (positiva o negativa) esso è in grado di convertire un elemento di ossido di vanadio da isolante a conduttore e viceversa.

L'obiettivo, già a lungo ricercato, è andare oltre il silicio per evitare che l'intera industria tecnologica vada a sbattere contro i limiti fisici di miniaturizzazione del suddetto metallo: IBM prevede la possibilità - in un futuro ancora remoto - di utilizzare il principio del liquido ionico per realizzare chip di memoria non volatile o anche transistor deputati al calcolo informatico.
In quest'ultimo caso, però, le performance sarebbero molto diverse: i chip a base di "correnti ioniche" lavorerebbero molto più lentamente di quelli elettronici al silicio, anche se i calcoli verrebbero eseguiti in maniera più efficiente. È il "principio ispiratore" della mente umana, dicono i ricercatori di IBM, e la mente umana non ha bisogno di un dissipatore per raffreddare le sinapsi.

Alfonso Maruccia
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