Mauro Vecchio

Hacker, mammoni e criminali

Uno studio canadese č partito da un campione di appena 10 soggetti. Tracciando un profilo inquietante: gli hacker sono 20enni, spacciatori e vivono ancora coi genitori

Roma - Lo stereotipo più diffuso sugli smanettoni informatici, ragazzini dal comportamento anti-sociale che vivono chiusi nel seminterrato della casa dei propri genitori, confermato con tanto di bollino accademico. Dall'Università di Montreal uno studio presentato dal professore Benoit Dupont ha subito scatenato un vespaio di polemiche, in particolare per le sue dubbie metodologie d'indagine statistica.

I risultati anticipati da Dupont sono infatti arrivati dall'analisi di un campione di appena 10 hacker - tralasciando le differenze terminologiche tra black e white hat, almeno in lingua inglese - arrestati in Quebec ad un'età variabile tra i 17 e i 27 anni. Tra questi il celebre Mafiaboy, che diversi anni fa riuscì a mettere fuori uso i siti web di Yahoo!, eBay e Amazon.

Stando al profilo stilato da Dupont, il tipico hacker è maschio, intorno ai 20 anni - difficile altrimenti, dato il campione - e socialmente immaturo, impelagato in crimini non-digitali come ad esempio lo spaccio di sostanze stupefacenti. Tra i risultati della ricerca, un terzo del campione - quindi circa tre persone - vive ancora con i genitori. Di tono opposto, un breve documentario realizzato dalla redazione di PBS Off Book: che gli hacker siano invece dei veri e propri eroi della società contemporanea?


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