Una cyberwar tra Cina e Stati Uniti?

Lo pensano in molti dopo che è trapelata la notizia secondo cui l' FBI sta indagando sull'origine di numerose aggressioni informatiche subite in questi giorni. Ma non è la prima volta che la tensione arriva alle stelle via Internet

Washington (USA) - C'è Pechino dietro le aggressioni informatiche che hanno coinvolto numerosi siti americani negli ultimi giorni? Se lo chiedono in molti e, secondo le indiscrezioni del Washington Post, anche l' FBI.

La polizia federale americana sarebbe infatti sulle tracce di alcuni degli autori di queste aggressioni contro siti governativi e server di aziende legate in qualche modo ad attività politiche o sociali che possono essere considerate "anti-cinesi". Siti e server che hanno subito l'aggressione di crackers che si sono firmati nei modi più diversi e, tra questi, "Hacker Union of China".

Questo gruppo, noto anche come "Honker of China", ha un proprio sito Web già noto alle autorità americane che, ora, sembrano intenzionate a dare maggior credito alle sue possibilità di azione.
Stando all'autorevole giornale della capitale americana, sarebbero nove i siti governativi colpiti in questi giorni. Due siti "secondari" della Marina sarebbero stati aggrediti, anche se uno solo con successo. Secondo un portavoce della Marina intervistato dal giornale, l'origine degli attacchi non è ancora certa ma parrebbe proprio che sia cinese.

Sembra peraltro facile associare questi eventi alla rabbia di molti cinesi, che si è espressa anche online, per il grave incidente diplomatico tra Pechino e Washington dovuto alla questione dell'aereo spia americano, "intercettato" in una operazione in cui ha perso la vita un pilota cinese.

L'attenzione delle autorità americane nei confronti dei siti aggrediti è dovuta a due motivi.
Il primo è che la Cina stia davvero ricorrendo ad una sorta di "pressione informatica" sotterranea, il cui palesarsi è stato più volte paventato dagli esperti di sicurezza nazionale americana. Il secondo è che invece negli States sia ancora alta la "paranoia" per la possibilità di questi attacchi. La dichiarazione di Micheal Assante, esperto di sicurezza che ha lavorato per il Governo americano, rilasciata al Washington Post, porta a propendere per questa seconda ipotesi: "Sta diventando uno scontro cyber. In realtà i cinesi fanno paura perché sono molto nazionalisti e hanno molte tecnologie a loro disposizione".

E se da una parte c'è chi ricorda come cracker filo-cinesi in passato abbiano attaccato duramente siti governativi di Taiwan, dall'altra sulle indagini in corso regna un tale silenzio anche in queste ore che qualsiasi illazione finisce per acquistare credito anche se del tutto infondata. All'FBI peraltro si limitano a spiegare che le indagini confermano l'origine filo-cinese degli attacchi e a sottolineare che "stiamo lavorando con le agenzie governative dedicate".
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