Luca Annunziata

Apple caccia AppGratis

La vetrina per le app altrui non rispettava le regole del marketplace iOS. Ma le pulizie di primavera non finiscono qui. E anche Google non lesina purghe

Roma - Non è l'unica app del genere presente tra gli scaffali virtuali dell'App Store, ma è la più nota del genere a subire la "cacciata": la popolare AppGratis, sviluppata in Francia e che a gennaio aveva anche raccolto un sostanzioso finanziamento di un paio di investitori, fino a qualche ora fa proponeva offerte e offriva visibilità ad altre app presenti nel marketplace. Ora non più.

Stando a quanto riferito da un portavoce di Apple a AllThingsD, AppGratis violerebbe due clausole dell'accordo che gli sviluppatori sottoscrivono per distribuire le proprie creazioni tramite App Store: la 2.25 e la 5.6, che fanno riferimento alla realizzazione di marketplace alternativi e al marketing via notifiche push sui terminali. In questo caso AppGratis, che propone ogni giorno un software a titolo gratuito inviando anche messaggi sui terminali che abbiano installato l'app, non violerebbe automaticamente l'accordo: il problema sarebbe costituito dal fatto che la promozione delle app avverrebbe dietro pagamento.

Messa da parte per un momento l'effettiva o inesistente violazione dell'accordo tra Apple e sviluppatori, resta in ballo la questione mai risolta del metodo con il quale Cupertino gestisce il proprio marketplace: il giudizio sui software proposti per la messa in commercio su App Store è soggettivo, espresso dai dipendenti deputati a valutare il rispetto delle regole e l'aderenza ai desiderata della Mela, e soggetto a variabilità nel corso del tempo al variare delle linee guida decretate ai piani alti del quartier generale all'Infinite Loop. Nel caso di AppGratis, un (proficuo?) business messo in piedi da lungo tempo, e meritevole anche di un finanziamento da parte di investitori privati, finisce KO nel volgere di una notte: creando non pochi grattacapi a creatori, sviluppatori e tutti gli altri dipendenti che ci lavorano.
Non a caso ci sono altre applicazioni analoghe a quella espulsa che restano (per ora) saldamente al loro posto dentro App Store: si vocifera che anche per loro sia in corso una valutazione, e anche per loro potrebbe scattare l'ostracizzazione nel prossimo futuro. E ci sono poi anche dettagli da azzeccagarbugli di chi tenta di dare interpretazioni alle eventuali sfumature delle linee guida da rispettare per restare dentro App Store.

L'attenzione di Apple, poi, non si rivolge solo alla questione monetaria: Cupertino non tollera chi tenta di aggirare le commissioni del 30 per cento sulle vendite o lucra in maniera non trasparente con la propria app, ma ha la mano pesante anche con la questione "erotica". L'editore Izneo avrebbe dovuto attuare una purga che ha coinvolto oltre il 40 per cento della propria produzione fumettistica presente nello store, a causa di contenuti giudicati troppo forti per stare nel giardino recintato della Mela.

Apple, comunque, non è lasciata sola nel tentativo di tenere la barra dritta nel proprio marketplace: anche Google sta effettuando una seria epurazione del proprio Play, solo a febbraio sarebbero spariti dagli scaffali oltre 60mila titoli giudicati di "bassa qualità".

Luca Annunziata
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