NEC e ARM sdoppiano il cuore dei chip mobili

Associando le proprie tecnologie, i due big porteranno sul mercato dei dispositivi embedded il concetto di chip multi-core tanto caro ai produttori di processori desktop e server

Tokyo (Giappone) - I processori multi-core, integranti più di una CPU sullo stesso blocco di silicio, sono stati fino ad oggi proposti quasi esclusivamente nel segmento dei chip dedicati ai computer desktop e ai server. ARM e NEC si sono ora dette pronte a migrare questa tecnologia verso il mondo dei dispositivi più piccoli, quali telefoni cellulari, PDA, controlli industriali, computer di bordo e dispositivi elettronici di consumo.

In base ad un nuovo accordo di collaborazione, il colosso giapponese fonderà la propria tecnologia per il calcolo parallelo con la microarchitettura ARM 11 della partner inglese per dar vita a chip dual-core capaci di incrementare la potenza di calcolo dei dispositivi embedded e, nello stesso tempo, ridurre sensibilmente il loro consumo energetico e i relativi costi di produzione.

Le due aziende sostengono che i processori dual-core permettono ai produttori di differenziare maggiormente i propri prodotti e implementare funzionalità che prima richiedevano un sacrificio in termini di spazio e autonomia: un core può ad esempio essere utilizzato per gestire le comunicazioni telefoniche ed uno per gestire le connessioni dati.
NEC spera di far leva sulla grande popolarità acquisita dall'architettura ARM nel segmento mobile per guadagnare una posizione di leadership sul mercato dei chip multi-core embedded e dei system-on-a-chip per telefoni cellulari. Insieme ad ARM commercializzerà i primi processori dual-core fra la fine del 2004 e l'inizio del 2005, lo stesso periodo in cui la partner inglese inizierà a concedere in licenza il proprio core ARM 11. Le due aziende svilupperanno congiuntamente anche il software che girerà sulla prossima generazione di CPU embedded.

Gli altri produttori di chip ARM potranno adottare la tecnologia Symmetric Multi-Processor di NEC senza dover pagare a quest'ultima alcuna royalty: il gigante giapponese, il cui obiettivo era quello di stringere una stretta partnership con ARM che le permettesse di applicare le modifiche tecnologiche in tempi più brevi, sostiene di essere un produttore di semiconduttori e, come tale, di non essere interessato a vendere licenze sui chip.