Mauro Vecchio

Cartello ebook, Apple è sola alla sbarra

Dopo il maxi-rimborso elargito da Penguin ai consumatori statunitensi, l'azienda di Cupertino è rimasta in solitudine a combattere contro le accuse. E l'opinione del giudice che deciderà pare sfavorevole alla Mela

Roma - Sale la pressione legale sul colosso Apple, nel mirino delle autorità statunitensi per la formazione di un cartello nel mercato dei libri in formato elettronico. Il giudice federale Denise Cote ha infatti espresso la sua personale opinione nel corso di un dibattimento pre-processuale, in attesa dell'udienza in primo grado prevista agli inizi del prossimo giugno.

Nelle significative dichiarazioni rilasciate dalla corte, il governo a stelle e strisce sarà in grado di dimostrare un diretto coinvolgimento della Mela nella stipulazione di accordi editoriali per provocare un aumento sensibile nel prezzo medio dei volumi digitali. I vertici del Dipartimento di Giustizia (DoJ) riusciranno a presentare prove concrete sugli agreement di Cupertino con i principali editori anglofoni.

Non avendo ancora analizzato tutte le prove sul tavolo, il giudice Cote ha sottolineato come le sue stesse dichiarazioni non debbano per forza portare a quello che oggi sembra un epilogo scontato. Ma il carteggio elettronico tra i vertici della Mela - nella figura del compianto CEO Steve Jobs - e quelli di numerosi publisher statunitensi risulterebbe decisivo per la vittoria in aula di Washington a scapito di Cupertino.
Dalla sua, il DoJ ha già ottenuto un cosiddetto settlement agreement con tutti gli editori accusati di cospirazione per la formazione del cartello a svantaggio di aziende rivali come Amazon. Dopo aver siglato la pace nello scorso dicembre, il gruppo Penguin pagherà un totale di 75 milioni di dollari ai vari procuratori generali in oltre 30 stati a stelle e strisce.

Con altri 7 milioni destinati al rimborso delle spese legali, il fondo elargito da Penguin servirà a ripagare quei consumatori che non avrebbero potuto usufruire degli sconti a causa di un mercato dai prezzi fissati a priori dai suoi dominatori. Mentre Penguin si libera da ogni accusa antitrust, Apple è ormai rimasta sola a difendersi in aula, dopo aver ribadito di non essersi mai legata ad accordi illeciti, ma di aver solo proceduto a tessere normali negoziazioni one-to-one.

Mauro Vecchio
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