Notizie cyber per il superstato

di Adele Chiodi - Un progetto che coinvolge cybercop ed esperti europei, che promuove la lotta alla criminalità e che per una volta non appare come una piovra da temere. Il CTOSE parte bene, confidiamo nella trasparenza

Roma - Qualcuno avrà preso fischi per fiaschi sul progettone europeo CTOSE, presentato da alcune agenzie italiane come un detective elettronico a disposizione delle polizie europee, quasi fosse un robot da consultare in qualsiasi momento. In realtà CTOSE (Cyber Tools On-Line Search for Evidence), varato nei giorni scorsi, non è nulla di tutto questo, è un luogo di scambio di informazione per cybercop, investigatori, giudici, avvocati e parti in causa in procedimenti legali nell'Unione Europea. E' il primo esempio concreto di progetto di controllo e repressione della criminalità informatica basato sulla scienza della metodologia e sulla collaborazione fra più stati. Un progetto le cui ripercussioni sono destinate ad interessare tutti.

A creare le basi di partenza del CTOSE sono state tre università europee che hanno lavorato su diversi fronti, coinvolgendo esperti dell'IT, dell'industria e delle forze dell'ordine, intervistandoli a fondo e andando a cercare metodi di lavoro, problematiche, toccando tutto quello che va dalle questioni di diritto internazionale alle tecniche di cracking, fino alla minaccia dei worm e dei virus. Il risultato è dunque un insieme di informazioni, analisi e linee guida che via via saranno messe a disposizione di tutti gli interessati.

Due gli elementi che per una volta ispirano fiducia.
Il primo è che il CTOSE (indirizzo internet: www.ctose.org) non è un'idea dell'ultim'ora partorita da un clima politico convulso ma è invece un progetto a lungo ponderato, sottoposto ad una lunga gestazione a cui hanno partecipato molte menti "super partes".
Il secondo è la sostanziale innocuità del sistema in quanto al CTOSE fanno riferimento polizie e autorità diverse che possono sì scambiarsi dati, informazioni, procedure e scoperte ma nel CTOSE non possono trovare stimoli per derive antidemocratiche figlie di prorompenti ed eccessive visioni di controllo sociale. Il che, nei tempi bui della democrazia post-11 settembre, è di certo rassicurante. Nulla a che vedere con certe tentazioni monoculturali della polizia federale statunitense.
Nondimeno, il ruolo del CTOSE diventa fondamentale visto che gli interessi di tutti, a cominciare dallo Stato per arrivare alle imprese e agli utenti, si riversano sempre più nel cyber world.

Si pensi alla quotidiana lotta, che potrebbe essere vinta proprio grazie al CTOSE, contro la volatilità delle prove nel mondo elettronico. "Lo scopo - si legge nelle note di presentazione del progetto - è dimostrare che le informazioni raccolte per un caso specifico sono ammissibili all'interno dell'ordinamento giuridico, che l'informazione raccolta è autentica, accurata, completa e convincente". Non è un partito preso: "L'uso di un quadro strutturato e chiaro per la gestione delle prove consente a ciascuna delle parti in causa in una disputa legale di accertare fino a che punto le informazioni raccolte corrispondano ai criteri (autenticità, accuratezza ecc., ndr.)".

Ed è questo il cuore del CTOSE, che da solo può rappresentare un elemento di enorme novità nel diritto nell'era digitale. Perché il CTOSE mira a creare una metodologia capace di integrare quelle già utilizzate fin qui nel trattamento delle prove elettroniche: il mirroring delle risorse, la certificazione cronologica, l'inserimento di un codice hash nell'informazione o sistemi di cifratura ad alto livello. "Devono essere messi insieme - spiegano al CTOSE - in una metodologia che non solo copra tutte le azioni degli investigatori ma che possa anche essere linkata, collegata ai processi di ebusiness o scaricata per le necessità dell'utente", vale a dire cybercop, investigatori, giudici, avvocati e via dicendo.

Tutto questo, dunque, dovrebbe produrre procedure uniformi nei diversi paesi della UE, sottoposte a linee guida onnicomprensive. E ci si può augurare che tutto questo rappresenti una cattiva notizia per le organizzazioni criminali e una buona notizia, invece, per gli utenti-cittadini che appoggiano la lotta al crimine ma temono gli eccessi che talvolta affiorano nelle iniziative e nelle normative comunitarie.

Adele Chiodi
TAG: cybercops
3 Commenti alla Notizia Notizie cyber per il superstato
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  • Direi di manutenere pero' le antenne perche' questo strumento qui usato in un certo modo puo' secondo me rivelarsi un grosso boomerang per le libertà

  • > E ci si può augurare che tutto questo rappresenti una cattiva notizia per le organizzazioni criminali e una buona notizia, invece, per gli utenti-cittadini che appoggiano la lotta al crimine ma temono gli eccessi che talvolta affiorano nelle iniziative e nelle normative comunitarie.

    Secondo me e' una notizia pessima, e non sono un criminale.
    Mi spiegate perche' dovrei fidarmi di una organizzazione centralizzata di controllo sociale e economico ?

    Mi spiegate cosa rende questo mezzo cosi' sicuro che nessuno potra' usarlo a fini antidemocratici ?

    Non vedete in che stato versa l'informazione ? ( PI a parte, per oraA bocca aperta )

    Inoltre:

    > Si pensi alla quotidiana lotta, che potrebbe essere vinta proprio grazie al CTOSE, contro la volatilità delle prove nel mondo elettronico.

    Quale e' l'unica risposta a questo ?
    L'obbligo di mantenere i log delle transazioni per DECENNI, per TUTTI !!!!!
    Nessuno coglie l'insidia insita in questo, o sono solo io ???

    Secondo me tutto questo e' un chiaro sintomo di "Terrore da Internet".
    Sopravvalutazione del mezzo.

    IMHO,
    BLM

    non+autenticato
  • > Secondo me tutto questo e' un chiaro sintomo
    > di "Terrore da Internet".
    > Sopravvalutazione del mezzo.

    Io dico che hai ragione, eppure non e' che mi fa felice sapere che qualcuno puo' intercettare i miei dati mentre compro qualcosa, magari clonando poi la mia carta di credito. Come in tutte le cose ci vuole equilibrio
    non+autenticato