Alfonso Maruccia

Bell Labs e la fotocamera senza lenti

Ricercatori statunitensi lavorano a un sistema fotografico privo di lenti, in grado di tenere tutto costantemente a fuoco e che riduce costi e complessitÓ di produzione

Roma - Dai Laboratori Bell, una fotocamera senza lenti, un nuovo meccanismo di cattura fotografica dotato di caratteristiche innovative ma soprattutto molto meno complesso e costoso dei setup tipici del settore. Al momento la qualità degli scatti non è al top ma gli scenari futuri sono a dir poco interessanti.

Stando al lavoro di ricerca di Gang Huang e colleghi, la luce della scena da catturare viene fatta filtrare attraverso aperture trasparenti alla cui base è posto un sensore digitale: la tecnologia di "compressive sensing" è in grado di catturare una scena fotografica con una quantità di luce molto minore rispetto alla fotografia tradizionale tramite lenti e messa a fuoco.

La messa a fuoco, appunto: una delle conseguenze pratiche del nuovo approccio è che le scene catturate sono sempre a fuoco, una caratteristica che ricorda quanto promesso - e in parte mantenuto - da Lytro o dai nuovi sensori Toshiba.
A ogni modo il lavoro dei Bell Labs è solo agli inizi: il compressive sensing è attualmente basato su componenti a basso costo normalmente disponibili in commercio, le prospettive di ridurre complessità e costi per gli apparati fotografici è allettante così come lo è la capacità della tecnologia di catturare immagini in luce visibile ma anche agli infrarossi o in altre porzioni dello spettro elettromagnetico.

Alfonso Maruccia
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2 Commenti alla Notizia Bell Labs e la fotocamera senza lenti
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  • Qualunque studentello di 3.a media sa bene che un forellino in una scatola chiusa proietta sulla parete opposta l'immagine invertita dello scenario davanti al forellino; bene, tala immagine è sempre a fuoco, indipendentemente dalla distanza degli oggetti della scena.

    Veramente è sempre un po' sfocata: più è piccolo il forellino rispetto alla suferfice di proiezione, più l'immagine è precisa, ma con la sensibilità raggiungibile da appositi sensori (spero tanto nelle nanotecnologie), il foro potrebbe essere ridotto fino a risultati pressochè perfetti, senza scendere a livelli in cui potrebbe influire la diffrazione ottica.

    Nell'articolo mi pare di cogliere un controsenso di base: i filtri trasparenti posti davanti ai sensori CMOS altro non sarebbero, se ho ben inteso, che una griglia fittissima di incanalatori di raggio luminioso, più banalmente una griglia di microforellini, dietro ad ognuno dei quali sta /attaccato) un sensore (un pixel, anzi 3, RGB)...
    Se così fosse dove sarebbe il vantaggio rispetto al sistema da me accennato, oltretutto e costruttivamente moo...oolto più semplice?
    In entrambi i casi il limite sarebbe il compromesso tra la piccolezza dei/del forellino e la quantità di raggio luminoso incidente su ogni pixel del sensore: il controsenso nell'articolo è l'affernazioine che il metodo riportato darebbe un'illuminazione dei sensori molto più elevata dei un sistema tradizionale a lenti convergenti; per me, ripeto se ho ben inteso, è esattamente il contrario, belin!

    Avrò inteso male io, per carità, ma allora, Redazione, se avete info sufficienti, spiegatevi meglio.
    non+autenticato
  • - Scritto da: rockroll
    > Avrò inteso male io, per carità, ma allora,
    > Redazione, se avete info sufficienti, spiegatevi
    > meglio.
    per una volta che citavano direttamente la fonte:
    http://arxiv.org/abs/1305.7181
    non+autenticato