Mauro Vecchio

Apple, spiragli alla sbarra degli ebook

Prosegue il processo alla Mela per il presunto cartello nel mercato dei libri elettronici. Google non ricorda i nomi degli editori in contatto con Mountain View. Amazon ammette le pressioni degli editori per i prezzi

Roma - Quarto giorno in aula nel caso antitrust avviato dai vertici del Dipartimento di Giustizia (DoJ) statunitense contro Apple e il presunto cartello creato nel mercato dei libri in formato elettronico. L'iniziale posizione di forza delle autorità a stelle e strisce - il giudice federale Denise Cote si era dimostrato convinto della possibilità di presentare prove concrete sugli accordi di Cupertino con i principali editori anglofoni - sembra iniziare a vacillare con la confusa testimonianza del googler Tom Turvey.

A capo della divisione relazioni strategiche del colosso di Mountain View, Turvey ha mostrato evidenti segnali di nervosismo e frustrazione sotto i colpi dialettici dell'avvocato di Apple Orin Snyder. Convocato dallo stesso Dipartimento di Giustizia per inchiodare la Mela, Turvey avrebbe dovuto dimostrare con forza l'esclusione della sua stessa azienda dalla distribuzione wholesale dei volumi digitali, su esplicito ordine dell'azienda di Cupertino nei contratti firmati per la formazione del cartello sul mercato editoriale.

La deposizione di Turvey è stata invece confusa, piena di pause e soprattutto di pericolosi vuoti di memoria. Interrogato da Snyder, il direttore di BigG non è riuscito a ricordare i nomi degli executive in contatto con Mountain View per questioni legate alla distribuzione degli ebook. "Non riesce a ricordare un singolo nome di un singolo editore?", ha chiesto il legale di Apple. La risposta di Turvey è stata netta: "No".
Considerata dalle autorità statunitensi come la vera vittima del cartello di Apple, Amazon è entrata in aula con la testimonianza di Russell Grandinetti, vicepresidente della divisione Kindle content. L'azienda di Seattle avrebbe ricevuto pressioni dai publisher per la questione legata ai libri scontati a 9,99 dollari, data l'intenzione degli stessi editori di decidere il prezzo in autonomia. In questo caso, Apple non avrebbe agito per aumentare i prezzi medi per i consumatori statunitensi, limitandosi a curare il proprio business in maniera del tutto indipendente.

Mauro Vecchio
Notizie collegate