Mauro Vecchio

Match.com non vigila sugli appuntamenti

La piattaforma d'incontri non può essere condannata per quello che succede ai suoi utenti dopo un appuntamento nella vita reale. I responsabili del sito possono solo rimuovere profili e contenuti pericolosi

Roma - Come semplice intermediario fra persone che operano sul web, la piattaforma di dating Match.com non può essere ritenuta responsabile di eventuali aggressioni o molestie subite dai suoi utenti nella vita reale. Un giudice distrettuale nello stato del Nevada ha così liberato il popolare sito d'incontri dalle grinfie legali di Mary Kay Beckman, protagonista di una spiacevole vicenda dopo il più classico degli appuntamenti al buio.

Nel gennaio di quest'anno, Beckman aveva denunciato i responsabili di Match.com con una richiesta di risarcimento pari a 10 milioni di dollari. Dopo aver troncato una fugace relazione nata online, la donna aveva subito un'aggressione da parte di Wade Ridley, successivamente condannato per l'omicidio della sua ex-fidanzata.

Al centro della delicata questione legale, il ruolo della piattaforma di online dating nelle attività di controllo e segnalazione dei profili pericolosi. Il giudice del Nevada ha sottolineato come i responsabili di Match.com possano certamente agire per rimuovere account e contenuti pericolosi, non risultando però responsabili di comportamenti illeciti al di fuori del sito.
Nell'agosto 2011 un'altra donna, Carole Markin, aveva trovato un accordo con il sito chiedendo e ottenendo lo screening su tutti gli iscritti per scovare potenziali predatori sessuali inseriti nel registro dei cosiddetti sex offender.

Mauro Vecchio
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