Alfonso Maruccia

Agenda Digitale, dall'Europa all'Italia

L'UE tiene conto dei progressi sin qui fatti e quelli ancora da fare per applicare la ricetta dell'Agenda Digitale in tutta Europa. Ma c'Ŕ chi resiste e l'Italia, neanche a dirlo, ha bisogno di una spinta

Agenda Digitale, dall'Europa all'ItaliaRoma - L'Unione Europea intende trasformare radicalmente il mercato dell'ITC e delle comunicazioni telematiche del Continente da qui al 2020, e per meglio valutare quello che resta ancora da fare il progetto Agenda Digitale 2020 mostra lo scoreboard consultabile dal pubblico e aggiornato al 2013.

I dati che accompagnano l'aggiornamento del cartello informativo offrono lo spunto per qualche considerazione positiva e altre decisamente meno incoraggianti: la banda larga - via rete fissa o satellitare - è oramai un servizio disponibile ovunque in Europa, dice la Commissione, e il 54 per cento dei cittadini UE ha accesso a una connessione veloce superiore ai 30 Mbps.

Significativa inoltre la crescita del settore mobile (in senso lato) con il 36 per cento degli europei connessi a Internet tramite computer portatile o gadget mobile, un incremento della connettività cellulare dal 7 per cento del 2008 al 27 per cento del 2012 e una crescita triplicata della copertura delle reti 4G (LTE) fino a raggiungere il 26 per cento della popolazione.
Il responsabile dell'Agenda Digitale Neelie Kroes si dice rallegrata del fatto che i servizi Internet di base sono disponibili all'intera Comunità europea, nondimeno torna a lamentare "la mancanza di investimenti nelle reti ultraveloci" e la non disponibilità di "un vero mercato unico delle telecomunicazioni".

Le connessioni ultra-veloci (da 100 Mbps in su) sono disponibili solo al 2 per cento delle famiglie europee, rivela Bruxelles, un risultato a dir poco scoraggiante se si considera che l'Agenda Digitale fissa al 50 per cento il target delle connessioni a 100 Mbps entro il 2020. Va poi considerato il fatto - altrettanto preoccupante - che la metà dei cittadini della UE risulta essere in possesso di competenze digitali "scarse o inesistenti", e in questo caso di miglioramenti nell'ultimo anno non se ne sono visti.

Kroes e la Commissione hanno insomma molto lavoro da fare e ostacoli duri da superare, inclusa la reazione protezionistica degli operatori di TLC francesi contro la prospettiva di un mercato unico europeo e dell'abbattimento dei costi di roaming: ridurre i margini di guadagno per i carrier sarebbe un approccio troppo tarato sugli interessi dei consumatori rispetto a quelli delle aziende, dicono dalla Fédération franšaise des télécoms.

E l'Italia? Neanche a dirlo, il Belpaese si fa notare in maniera particolare nello scoreboard europeo e non in senso positivo: i dati forniti dalla UE sono impietosi nel restituire l'immagine di un paese arretrato dove le connessioni veloci (30 Mbps) sono disponibili al 14 per cento dei netizen (contro il 54 per cento della UE) per un utilizzo effettivo dello 0,1 per cento dell'offerta (contro il 14,8 per cento dell'Unione), l'uso medio di Internet da parte della popolazione è del 53 per cento rispetto al 70 per cento della media comunitaria e l'e-commerce non decolla (17 per cento contro il 45 per cento della UE).



L'Agenda Digitale in declinazione italiana offre però una diminuzione del prezzo delle TLC del 20 per cento a partire dal 2005, dice il commissario dell'Agcom Maurizio Dècina, mentre la politica sembra convinta - almeno a parole - della necessità di aumentare gli sforzi nel far progredire il settore: il nuovo ministro dello sviluppo Flavio Zanonato parla della "imprescindibilità" di "dotarsi delle infrastrutture digitali all'avanguardia" inclusive di reti di comunicazioni "a banda larga e ultralarga" che risultino in linea con gli obiettivi dell'Agenda Digitale europea fissati per il 2020.

Alfonso Maruccia
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