Mauro Vecchio

Datagate, gli attivisti si rivolgono ai giudici

Negli Stati Uniti e nel Regno Unito si tenta di bloccare i programmi di sorveglianza. Torna a parlare Snowden, di cui non si conoscono ancora le sorti. TenterÓ la fuga in Venezuela?

Roma - La mossa degli attivisti contro l'esteso programma di sorveglianza adottato dalla National Security Agency (NSA), al centro di un infuocato dibattito ai quattro angoli del pianeta. Negli Stati Uniti i responsabili del gruppo Electronic Privacy Information Center (EPIC) hanno presentato il testo di una urgente petizione all'attenzione dei giudici della Corte Suprema, chiedendo l'annullamento dell'ordine diramato dalla Foreign Intelligence Surveillance Court (FISC) per la consegna coatta delle comunicazioni telefoniche locali e nazionali da parte dell'operatore Verizon.

I responsabili di EPIC si sono rivolti direttamente al grado più alto della giustizia a stelle e strisce, dal momento che un ordine emesso dalla FISC non può essere invalidato in altri tribunali distrettuali o federali. Il governo a stelle e strisce non avrebbe alcun permesso per ascoltare le telefonate di milioni di cittadini, mentre l'ordine emesso nei confronti di Verizon autorizza il rastrellamento dei cosiddetti metadati relativi al numero di partecipanti in una conversazione, piuttosto che alla durata o alla posizione geolocalizzata delle stesse.

Sull'altra sponda dell'Atlantico, l'organizzazione non profit britannica Privacy International ha denunciato il governo di Londra per aver partecipato alle operazioni di sorveglianza al di fuori di ogni confine legislativo. I vertici dell'agenzia di intelligence locale Government Communications Headquarters (GCHQ) avrebbero collaborato con la statunitense NSA nello specifico programma noto come Tempora, per lo sfruttamento delle infrastrutture in fibra ottica - più di 200 reti di cavi, almeno secondo il quotidiano The Guardian - e la conseguente condivisione con gli States delle informazioni relative a chiamate telefoniche, comunicazioni via posta elettronica e navigazioni online.
In un'intervista esclusiva rilasciata a Glenn Greenwald (The Guardian) e al filmmaker indipendente Laura Potrais, la talpa del Datagate Edward Snowden ha offerto ulteriori spiegazioni sui motivi del gigantesco leak legato a PRISM. Nessun essere umano vorrebbe infatti vivere in un mondo dove tutto ciò che viene fatto o detto arriva alle orecchie di chi ascolta in gran segreto. Lo stesso Snowden ha ribadito che le grandi web company - da Facebook a Google - hanno collaborato con la NSA per fornire accesso riservato alle informazioni personali degli utenti caricate negli enormi data center o sulla nuvola del cloud computing. Accuse che sono state più volte respinte - non senza reazioni indignate - da Mark Zuckerberg o Larry Page.


Mentre Snowden teme di fare la stessa fine dell'ex-soldato Bradley Manning - "diranno che ho aiutato il nemico", ha spiegato al Guardian - un giudice dell'Alta Corte irlandese ha respinto la richiesta statunitense per ottenere un mandato di arresto nei suoi confronti. Le documentazioni presentate dal governo di Washington conterrebbero una serie di difetti formali, sulla base degli accordi tra Irlanda e Stati Uniti in materia di estradizione. In sostanza, le autorità a stelle e strisce dovrebbero indicare con precisione data, luogo e movente del presunto crimine commesso dalla talpa del Datagate.

Dopo l'offerta di asilo dai governi di Bolivia, Venezuela e Nicaragua, il politico e presentatore televisivo russo Alexei Pushkov ha pubblicato - e poco dopo rimosso - un cinguettio Twitter sul presunto accordo tra Snowden e il presidente venezuelano Maduro. In seguito alla rimozione del micropost sul tecnofringuello, Pushkov ha lanciato la patata bollente alla redazione di vesti.ru, programma notturno di approfondimento giornalistico che avrebbe per prima ufficializzato la decisione del giovane informatico ricercato dagli States.

Nel frattempo, in terra svedese, il co-founder di The Pirate Bay Peter Sunde è alla ricerca di fondi per la realizzazione di una specifica applicazione mobile che permetta agli utenti lo scambio di messaggi in maniera cifrata. Chiamata Hemlis - in svedese, segreto - l'app dovrebbe funzionare come i popolari client WhatsApp e iMessage, solo sfruttando una tecnica di cifratura end-to-end per la protezione della privacy. Sunde vorrebbe rastrellare un totale di 100mila euro per sviluppare due versioni su Android e iOS.

Mauro Vecchio
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