Mauro Vecchio

Thom Yorke in fuga dallo streaming

Il leader dei Radiohead toglie le sue opere da solista dal catalogo di Spotify, i cui tassi di royalty per gli artisti non risulterebbero affatto convenienti. Il sito svedese risponde: paghiamo già abbastanza

Roma - Per Nigel Godrich, storico produttore dei Radiohead, i meccanismi di retribuzione previsti dal servizio di streaming Spotify rappresenterebbero "un'equazione che, semplicemente, non funziona". Pubblicato nel lontano 2006, il primo album da solista di Thom Yorke The Eraser è stato rimosso dal catalogo della piattaforma svedese, così come Amok - prima fatica discografica della sua band Atoms for Peace - e il progetto Ultraísta dello stesso producer della seminale formazione britannica.



Se per Godrich è principalmente una questione di royalty destinate ai singoli artisti presenti sulle varie piattaforme del mercato digitale - scarse le differenze tra un servizio come Spotify e le vecchie percentuali a tenaglia dell'industria discografica tradizionale - il leader dei Radiohead Thom Yorke si tratterebbe di una battaglia da combattere necessariamente: "Ci battiamo per i nostri compagni musicisti", ha scritto Yorke in un cinguettio via Twitter, rispondendo a un fan che bollava la mossa come un danno per tutti i fan.



Diverso il parere dei rappresentanti di Spotify: la piattaforma svedese avrebbe versato un totale di 500 milioni di dollari (383 milioni di euro) dalla sua fondazione nel 2008, ovviamente destinato a tutti i legittimi detentori dei diritti. La stessa cifra verrà versata entro la fine di quest'anno (e solo per quest'anno). I tre dischi di Yorke e Godrich sono stati comunque rimossi anche dal catalogo del servizio rivale Rdio. (M.V.)
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