Gabriele Niola

WebTheatre/ La terza era di YouTube

di G. Niola - Una serie che ha catturato l'attenzione di un canale sponsorizzato e ha cavalcato il suo successo. L'evoluzione dei modelli di business dentro al Tubo

Roma - Cosa succede quando una webserie ha successo in un sistema sano? Secondo i parametri statunitensi un numero di visualizzazioni a 5 cifre, ovvero sopra i 10mila, comincia ad essere interessante. Non era così fino a poco tempo fa, e paradossalmente è una cifra non lontana da quella necessaria per farsi notare in Italia. La ragione è che la moltiplicazione di canali e offerta ha ridotto l'audience per ogni video, dunque, considerata la grandissima mole di produzioni semiprofessionali e professionali per la rete, arrivare a visualizzazioni a 5 cifre vuol dire elevarsi sopra la massa. Specialmente se questa mole coincide con un numero cospicuo di utenti che hanno sottoscritto il canale, ovvero se è possibile provare che si tratta di un'utenza per buona parte fidelizzata.

capitato questo a Good Cops, una webserie la cui prima stagione da 8 episodi andata online a cavallo tra il 2011 e il 2012, avendo ricevuto una media di 20mila view a puntata, era stata subito notata e per taglio, target, umorismo e modo di girare, comprata a peso d'oro da Machinima Prime, il canale originale sponsorizzato da YouTube di Machinima. Un anno dopo è uscita la seconda stagione, che ha raggiunto stavolta visualizzazioni nell'ordine delle 6 cifre.
Good Cops

Quello che è successo è ovviamente l'avvento di un inquadramento e di un brand più grande a fare da cassa di risonanza, ma non solo.

Si tratta della perfetta dimostrazione pratica di quel metodo di cui spesso abbiamo parlato, ovvero del fatto che un canale YouTube o anche solo l'idea di una webserie, per fruttare non ha solo bisogno di essere buona ma anche di un sistema intorno ad essa che riesca a farla correre, di quel complesso di posizionamento, titolazione, elaborazione delle immagini di preview, aggiustamento delle uscite, cadenza regolare ecc. che spesso gli indipendenti non riescono ad azzeccare. Si tratta in sostanza del lavoro di produttore aggiornato a YouTube, un misto di marketing da rete, conoscenza dell'utenza, social networking e produzione esecutiva vecchio stampo (assicurarsi che chi deve scrivere scriva, chi deve girare giri e che tutto sia fatto in una certa maniera secondo certi canoni).
La seconda stagione di GoodCopsTV non è molto diversa dalla prima, si intuisce una solidità economica maggiore alle spalle. In maniera molto ironica il primo episodio della seconda stagione riprende moltissimi elementi del primo della prima stagione e questo non fa che mettere in evidenza il mutato contesto. In un mezzo di comunicazione in cui tutto è raggiungibile, l'impatto e l'aiuto di un canale con molti utenti (Machinima Prime) avrebbe dato una mano anche al canale meno noto, quello su cui è andata la prima stagione, che rimane raggiungibile e i cui episodi rientrano tra i video consigliati. Invece la distanza in termini di visualizzazioni rimane abissale perché abissale è il posizionamento su YouTube, cioè la confezione del video.
Non si tratta di piacere a YouTube nel senso in cui i SEO cercano di ottimizzare le pagine per piacere a Google, si tratta di piacere agli utenti, cioè di aver capito e lavorare attivamente sulle strategie di penetrazione del muro di rumore. Emergere in mezzo a mille.

La cosa è abbastanza banale, tuttavia è anche il terreno in cui si combatte la battaglia di questa terza fase di YouTube (se la prima è quella dell'UGC, la seconda è quella delle prime webstar e dei video prodotti amatorialmente ma con costanza, la terza è quella dell'industrializzazione di questo sistema). I nuovi produttori sono le società che fanno da intermediarie di cui si era lamentato Jason Calacanis, hub creativi che foraggiano i creativi e li sollevano da qualsiasi compito commercial-distributivo, realtà che guadagnano aggregando canali di successo e possono permettersi di rischiare e nutrirne di più piccoli.

Questo esiste in Italia? Sì, ma solo fino ad un certo punto, perché i numeri sviluppati non possono fisiologicamente essere quelli statunitensi e, siccome YouTube collabora e retribuisce i videomaker secondo gli stessi parametri in tutto il mondo, i soldi sono minori. Non si crea insomma quell'economia di scala che consente di accumulare canali fino a raggiungere un profitto che consenta di pagare i creativi. Non si raggiunge il principio base dell'editoria.
Viste le lamentele, gli imbuti, i problemi e il modo in cui YouTube sta osteggiando questo sistema al di là dell'Oceano (perché inserisce un nuovo soggetto tra lui e i creativi) forse non è un male. A voler guardar il bicchiere mezzo pieno, il sistema italiano (ma anche europeo) potrebbe saltare questa fase e puntare direttamente ad una forma di monetizzazione esterna alle possibilità della piattaforma.

GOOD COPS TV 1x01


GOOD COPS TV 2x01


Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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