La programmazione è da Primo Emendamento

Una sentenza americana sancisce che il codice di un programma è libera espressione e come tale è protetto dal Primo Emendamento. Una rivoluzione che colpisce le mire censorie della Casa Bianca

Washington (USA) - Grazie ad un tignoso professore americano si è giunti ieri ad una sentenza storica da parte di una Corte d'appello federale. Questa ha stabilito che il codice di un programma è libera espressione e come tale va tutelata, secondo quanto stabilito dal Primo Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti.

La decisione, che sbaraglia per il momento i tentativi dell'amministrazione Clinton di limitare le possibilità di pubblicazione di codici crittografici sulla rete, ribalta una "tendenza" censoria che si andava affermando.

La grande sconfitta di una battaglia legale durata quattro anni è nientemeno che la National Security Agency, l'intelligence americana pronta a tutto pur di non far apparire sulla rete programmi "scomodi". Il grande vincitore, l'eroe del momento, è Peter Junger, professore di legge a Cleveland, il quale voleva pubblicare sulla rete alcuni materiali pensati per i propri studenti. Tra questi un programma crittografico di grande potenza. Come noto, gli Stati Uniti sono da sempre molto riluttanti nel consentire l'esportazione di potenti sistemi di crittografia, anche se da qualche mese, ha un po' allentato i divieti.

Secondo la American Civil Liberties Union che ha sostenuto il professore nella sua battaglia "questo è un grande giorno per i programmatori. Ora il professore Junger potrà pubblicare online il capitolo del suo libro che parla di crittazione".
Ma la strada che viene aperta da questa sentenza è fondamentale, perché sarà ora possibile pubblicare online anche i codici da sempre soggetti a censura, come quello che consente di craccare le feature di sicurezza dei sistemi DVD, un codice che Hollywood ha sempre avversato fino a ricorrere al tribunale.
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