Mauro Vecchio

Twitter rilascia il rapporto trasparenza

Il tecnofringuello pubblica un nuovo rendiconto sulle richieste di governi e signori del copyright. In aumento il pressing per la consegna di informazioni sui singoli account

Roma - I governi sul pianeta sono sempre più impiccioni, almeno stando all'ultimo rapporto di trasparenza rilasciato da Twitter alla fine del primo semestre del 2013. Come quelli pubblicati da Google e Microsoft, il transparency report della piattaforma di microblogging è diviso in diverse sezioni, dal volume di richieste relative alla consegna di informazioni sugli account cinguettanti, fino alle cosiddette takedown notice nei casi di violazione del copyright.

Alla fine dello scorso giugno, il tecnofringuello ha ricevuto un totale di circa 1.150 richieste per la consegna dei dati personali appartenenti ai suoi utenti. Con il coinvolgimento di oltre 1.600 account, Twitter ha acconsentito al rilascio (parziale o totale) delle informazioni nel 55 per cento dei casi. Il primato tra i governi più attivi in questo senso spetta agli Stati Uniti con 902 richieste. A livello globale, il numero delle richieste è passato da 849 (giugno 2012) a 1.157 di quest'anno.


Per quanto riguarda la rimozione di contenuti o link in violazione del copyright, il social network californiano ha ricevuto un totale di circa 5.700 richieste dai legittimi detentori dei diritti, con il coinvolgimento di oltre 22mila account e 18mila singoli micropost. Ai primi tre posti della classifica dei soggetti più attivi si trovano Remove Your Media e l'associazione dei discografici statunitensi Recording Industry Association of America (RIAA).
Nell'infuocato dibattito pubblico sulle strategie di sorveglianza massiva da parte dell'agenzia NSA, i responsabili di Twitter hanno sottolineato come il rapporto di trasparenza serva a dimostrare che le piattaforme Web si pieghino solo ed esclusivamente in caso di ordinanza firmata da un giudice. Il 56 per cento dei casi in cui vengono consegnate informazioni relative agli account coinvolge il meccanismo noto come subpoena, con cui la giustizia statunitense può costringere gli intermediari al rilascio dei dati.


Mauro Vecchio
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