Alfonso Maruccia

SOPA, a volte ritornano (a pezzi)

La controversa proposta di legge viene resuscitata dalle autorità statunitensi. Lo streaming non autorizzato deve diventare un reato. E in Russia si discute una proposta simile

Roma - Doveva essere morto e sepolto secondo le parole del CEO di MPAA Chris Dodd, ma a quanto pare lo Stop Online Piracy Act (SOPA) ha ancora la possibilità di far sentire i propri venefici effetti sugli utenti e i business di Rete grazie al contributo della Internet Policy Task Force (IPTF) del Dipartimento del Commercio statunitense.

In un rapporto pubblicato di recente, la IPTF ha formalizzato una raccomandazione per il Congresso che si richiama espressamente a una delle norme fissate nella succitata proposta SOPA: lo streaming online di contenuti protetti dal copyright deve essere elevato al rango di violazione penale e punita di conseguenza.

Al momento lo streaming non autorizzato è classificato (e sanzionato) come semplice infrazione, ma l'amministrazione Obama sembra voler forzare la mano con il chiaro intento di ripristinare parte di una legge - il SOPA Act, appunto - che nel recente passato ha sollevato ondate di proteste fra i netizen così come tra i colossi del business telematico.
Ma le autorità statunitensi non sono le sole a spingere l'acceleratore sul contrasto alla distribuzione non autorizzata di contenuti in formato digitale: anche in Russia il Ministero della Cultura promuove e rettifica una proposta di legge che ha l'obiettivo di facilitare la rimozione forzata di siti e pagine Web "illegali" da parte dei detentori dei diritti.

E i "six strike" per buttare fuori gli impenitenti internauti statunitensi che si dedichino al P2P "pirata"? Roba vecchia, almeno per Comcast: stando alle fonti di Variety, il provider statunitense è al lavoro per promuovere le alternative legali allo scaricamento selvaggio per mezzo della visualizzazione di popup sulle connessioni degli utenti beccati con l'IP nella marmellata, ovvero a condividere file sui network di file sharing come BitTorrent.

Alfonso Maruccia
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