Alfonso Maruccia

Apple, aspettative e condanne

Cupertino al centro del dibattito tecnologico-finanziario della Silicon Valley tra chi, come il magnate Carl Icahn, parla di azienda sottovalutata e chi, al contrario, prevede un declino inevitabile dopo l'uscita di scena di Jobs

Apple, aspettative e condanneRoma - Dopo aver scatenato fuoco e fiamme sul tentativo di Dell di acquisire Dell, Carl Icahn si è ora concentrato su Apple e su quelle che a suo dire sono capacità (finanziarie) ancora tutte da esplorare. Il ben noto investitore garantisce: se ne vedranno ancora delle belle.

Icahn usa Twitter - un servizio che il "predatore" di corporation ha cominciato a usare solo di recente, e di rado - per far sapere al pubblico che, per quanto lo riguarda, Apple è al momento "estremamente sottovalutata": il suo gruppo di investimenti, rivela Icahn, detiene una "ampia" fetta di azioni di Cupertino.



Un successivo intervento di Icahn su Twitter dà brevemente conto della conversazione avvenuta tra lui e il CEO di Apple Tim Cook, occasione in cui l'investitore ha espresso all'amministratore l'idea per cui Cupertino dovrebbe riacquistare una gran quantità di quote azionarie attualmente presenti sul mercato.


Il piano di buyback di quote azionarie dovrebbe cominciare adesso e terminare entro il 2015, secondo le indiscrezioni, con un rientro di azioni per un valore complessivo di 60 miliardi di dollari: a quel punto ogni quota tornerebbe a valere 700 dollari come nel recente passato (settembre 2012), e già il parlarne ha fatto schizzare all'insù le quotazioni con un solido +4,75 per cento - o 22,21 dollari in più fino a chiudere la giornata di contrattazioni a 489,57 dollari.

Icahn vede il business (finanziario) di Apple in crescita eterna, ma il CEO di Oracle Larry Ellison ha un'opinione diametralmente opposta: senza Steve Jobs, dice Ellison, Cupertino sarebbe destinata al declino. L'AD incensa il defunto co-fondatore di Apple come il Thomas Edison della Silicon Valley: a suo dire, senza Jobs la corporation finirà per ripetere gli errori passati che ne hanno minacciato la sopravvivenza fino al 1997 - l'anno del ritorno di Jobs, appunto.
Ma non tutti sono d'accordo con la visione pessimistica del CEO di Oracle, e in Rete c'è chi fa notare come la vera forza di Apple non fosse Steve Jobs nella sua individualità ma il team di innovatori e manager che è stato capace di costruirsi attorno in questi anni: quel team, inclusi il CEO Tim Cook e il designer Jonny Ive, sono ancora a Cupertino.

Alfonso Maruccia
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