Toblòg/ Onan il blogger

di Vittorio Bertola - Il concorso per i migliori blog indetto da GnuEconomy (Clarence) non è piaciuto a molti, che lo criticano in preda ai più diversi sentimenti. Un'occasione per discutere del senso e del ruolo dei blog italiani

Roma - Sono io. Me l'hanno detto ufficialmente: non so riconoscere i meriti altrui, baro ai concorsi, e rosico perchè non so scrivere.

Ma andiamo con ordine. Tutto inizia qualche giorno fa, quando uno dei miei quattro fedeli lettori mi segnala che sono stato nominato come "Weblog Rivelazione Dell'Anno" su GNUEconomy, il blog di Gianluca Neri.

Io neanche sapevo che ci fossero dei premi - GNUEconomy l'avrò aperto sì e no un paio di volte - ma naturalmente l'idea mi solletica; in parte per pura vanità, e in parte perchè scrivere regolarmente un blog come il mio, fatto da post lunghi e meditati, è un impegno non da poco; e mi piacerebbe capire se piace, se interessa, se con qualche suggerimento potrei farlo meglio di così.
Ieri, dopo neanche due settimane, torno sul sito e scopro che la votazione pubblica è stata chiusa, e sostituita da una scelta limitata a cinque nomination indicate dallo stesso Neri. Come a dire: votate per chi vi pare, purchè piaccia a me.

Ora, anche in questo non c'è nulla di terribile; è poco elegante cambiare le regole di un concorso a metà quando i risultati non coincidono con le aspettative, ma si tratta sempre di un gioco. Certo, credo che così il concorso perda ogni interesse, visto che i nominati sono i soliti nomi già noti e stranoti; bravi, per carità, ma a me sarebbe piaciuto poter setacciare le classifiche per scoprire qualche altro blog interessante. Vedere la Lucarelli all'Isola dei Famosi con un premio in più non cambia granchè la mia vita.

Quelli che invece non mi sono andati troppo giù sono stati i successivi commenti di Neri e dei suoi nominati, in cui, alla prevedibile ondata di lamentele di tutti gli esclusi dall'alto, si risponde che quelli che si lamentano erano gli stessi che tentavano di barare, che sono sempre gli incapaci a sentirsi discriminati dalla meritocrazia, che gli eliminati non valevano una infinitesimale frazione delle straordinarie capacità di questa e quest'altra blogstar, e che dovrebbero mandarci Staffelli con un tapiro. E, pensa, io a loro non avevo nemmeno chiesto un parere...

Allora, è vero che non tutti sanno scrivere o hanno qualcosa di interessante da dire, ma l'idea alla base dei blog è che ognuno ci provi e dia ai propri pochi o tanti lettori quel che ha da dare; è uno sforzo personale, spesso molto sentito, e va comunque rispettato. L'idea non è quella di costruire un ulteriore media su cui scrivono quelli bravi (o autodefinitisi tali) e tutti gli altri devono solo applaudire.

Però, su alcuni punti Neri ha ragione: nel fenomeno dei blog c'è qualcosa di molto perverso. Una volta si usavano le chat, i newsgroup, ossia strumenti bidirezionali; ma lì, il fesso di turno veniva ampiamente sbertucciato al secondo post. I blog, invece, sono anche un modo di scaricare le proprie frustrazioni senza possibilità di replica; di scrivere delle oneste stronzate potendo fingere (magari eliminando i commenti, o persino eliminando i lettori) che siano dei gran capolavori.

Come risultato, è alto il rischio di perdere il coraggio di confrontarsi direttamente con gli altri, per trasferirsi in un mondo onanistico in cui ci si racconta a se stessi nel modo in cui si vorrebbe essere, e poi ci si applaude. E' capitato una volta anche a me, alla domanda "Cosa hai fatto oggi?", di rispondere "Leggi il mio blog". E' una risposta terribile.

Ma, viste le reazioni, mi viene il sospetto che ad avere un approccio del genere siano non solo le migliaia di wannabe blogger, ma anche e soprattutto le suddette blogstar.

In conclusione, spero ancora che l'organizzazione del concorso faccia pubblica ammenda, e per il futuro trovi una formula più aperta e meno paraocchiuta; d'altra parte, vedo qualche lieve contraddizione tra il Neri che annuncia che il futuro di Clarence è legato a nuovi servizi per il "blogger della strada", e il Neri che dice agli stessi blogger che sarebbe meglio per l'umanità se si dessero all'ippica.

E però, dopo anni di post e di flame per ogni e-dove, non posso fare a meno di pensare a quanto sarebbe meglio se, invece di star qui a digitare nel buio delle nostre camerette, andassimo tutti insieme a farci una pizza.

Vittorio Bertola
Toblòg


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TAG: italia
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