Mauro Vecchio

Il link allo streaming non è diritto di cronaca

I legali Mediaset ottengono la rimozione dei link pubblicati da il Post per la visione online dei principali eventi sportivi. Raccontare l'esistenza dei siti per lo streaming non è lecito

Il link allo streaming non è diritto di cronacaRoma - Lo scontro legale tra il quotidiano online il Post e l'alleanza tra i vertici della Lega Calcio e quelli di Mediaset RTI per la trasmissione in diretta degli incontri calcistici del campionato italiano (Serie A) e delle principali competizioni europee (Champions League, Europa League). Al Tribunale di Roma, una ordinanza impone al direttore responsabile Luca Sofri di cessare la pubblicazione di link a piattaforme di streaming sportivo ritenute in violazione delle leggi sul diritto d'autore.

Dall'estate del 2010, la redazione de il Post ha iniziato a pubblicare degli articoli sulle varie opportunità (legali o meno) di visione online degli eventi calcistici, con flussi eventualmente provenienti dal sito ufficiale della RAI (per i campionati del mondo o d'Europa) alle piattaforme legate ad un abbonamento a Premium (Mediaset) o Sky. Nell'ottobre 2012, la società Banzai (uno tra i soci de il Post) riceveva una missiva legale da parte degli avvocati di RTI, che chiedeva la rimozione entro 24 ore di tutti i collegamenti verso siti per la diffusione illecita dei contenuti Mediaset.

Il giudice capitolino ha ora depositato un'ordinanza in cui vengono accolte tutte le richieste di RTI e Lega Calcio, vietando alla redazione de il Post di pubblicare link e persino nomi che possano ricordare l'esistenza di siti per lo streaming illecito. Il quotidiano digitale non potrà più inserire in altri articoli il link alla sua guida sui siti dove vedere le partite in streaming.
Come si legge nel testo dell'ordinanza emessa dal Tribunale di Roma:
"benché il singolo articolo di informazione in ordine al fenomeno della diffusione gratuita in streaming della partite di calcio di maggiore interesse costituisce legittimo esercizio del diritto di cronaca e di informazione, che si estende anche all'indicazione puntuale degli estremi dei fatti e dei suoi autori, il sistematico e ripetuto rinvio, mediante il link contenuto nel comunicato informativo delle singole partite in procinto di svolgimento sembra avere l'effetto non tanto di porre a conoscenza il pubblico dell'illiceità del predetto fenomeno - finalità al cui assolvimento non appare necessario il ricorso ad un link ipertestuale e che è possibile soddisfare, in modo più corretto ed efficace, attraverso il mero riferimento all'illiceità della diffusione delle partite su siti internet diversi da quelli dei licenziatari - quanto piuttosto, di offrire al pubblico medesimo uno strumento per l'immediata e facile individuazione dei siti ove è possibile vedere gratuitamente l'evento".

In sostanza, l'approfondimento pubblicato da il Post è stato considerato corretto e lecito nell'esercizio del diritto di cronaca. Eppure, la sua capacità di reindirizzare i lettori verso un sito illegale ha portato il giudice romano ad imporre la completa rimozione del pezzo. Stabilendo una sanzione pecuniaria non inferiore ad euro 10mila per ogni violazione. "In esecuzione dell'ordinanza, il Post ha censurato dai propri articoli ogni riferimento all'esistenza nei fatti di siti non autorizzati a trasmettere le partite di calcio - si legge in un comunicato diramato dal quotidiano online - ha provveduto alla pubblicazione del dispositivo della sentenza e alla rifusione delle spese legali".

Dopo la missiva legale di Mediaset, il Post aveva deciso di non pubblicare più link ai vari motori di ricerca per lo streaming sportivo, "non avendo alcun interesse a generare traffico verso quei siti". Il giudice capitolino "inibisce a Sofri Luca di fornire, in qualunque modo e con qualunque mezzo espresse indicazioni sulla denominazione e la raggiungibilità dei portali telematici che, direttamente o indirettamente, consentono di accedere illegalmente ai prodotti audiovisivi della RTI".

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