Kazaa combatte per la sopravvivenza

La campagna pubblicitaria di Sharman Networks si accompagna all'offensiva contro le aziende che usano Kazaa e il suo adware per individuare gli utenti che condividono materiali via peer-to-peer

Roma - Far capire alle società che producono contenuti che con il peer-to-peer si possono sviluppare interessanti profitti e spingere gli utenti a difendere la libertà di condivisione dei file: è questo il cuore della prima grossa campagna pubblicitaria "su carta" di Kazaa che Sharman Networks sta per lanciare negli USA.

Kazaa, utilizzato in primis proprio dagli utenti internet americani, è da anni ormai sotto l'assedio giudiziario dei detentori dei diritti di proprietà intellettuale dei materiali che molti dei suoi utenti scambiano tra di loro. E fino ad oggi a nulla sono serviti i tentativi di Sharman di venire a patti con le major la cui offensiva legale, per quanto finora inefficace, ha l'unico scopo di costringere Kazaa alla chiusura. La stessa Sharman ha peraltro denunciato l'industria sostenendo che sta tentando di monopolizzare il mercato della distribuzione digitale di contenuti.

Sia come sia, ora Sharman intende lanciare su quotidiani e altri mezzi tradizionali quella che definisce "una chiamata all'azione per gli utenti del peer-to-peer per comunicare il messaggio che, se gli si dà la possibilità, gli utenti sono pronti a pagare un prezzo giusto per cinema, musica e giochi scambiati sui network P2P". Come noto, le major si stanno organizzando per vendere musica online (vedi anche la notizia di oggi: I primi jukebox italiani) ma non hanno fin qui dimostrato alcuna tolleranza verso i network di scambio, laddove gli utenti condividono tra di loro ogni sorta di materiale.
Ma la campagna "promozionale" di Kazaa arriva nelle stesse ore in cui un importante partner di Sharman, Altnet, l'azienda che realizza l'adware integrato nel software di condivisione, ha inviato diffide formali a quelle aziende che, a suo dire, utilizzano i propri adware per identificare gli utenti del peer-to-peer che violano il diritto d'autore e consegnare i loro dati (IP e nome-utente) alle major. Sono proprio questi dati che hanno permesso agli associati dell'industria discografica della RIAA di dar vita ad una crociata senza precedenti contro gli utenti del P2P.

Secondo Altnet, le proprie tecnologie di identificazione dei file facilitano la vita agli utenti di Kazaa nella localizzazione dei file di proprio interesse ma vi sono aziende che utilizzano quei sistemi per inquinare i network di scambio con file vuoti o fasulli o, soprattutto, per tenere traccia dei download di particolari file. Altnet si affanna a spiegare che la diffida non è intesa a proteggere Kazaa o i suoi utenti quanto invece a far valere il proprio brevetto su quelle tecnologie che non possono a suo dire essere utilizzate in questo modo.

Delle tre società contattate da Altnet, tutti committenti delle major, come MediaDefender, Overpeer e BigChampagne, finora soltanto BigChampagne ha risposto sostenendo che non utilizza quelle tecnologie e che fornisce alle major esclusivamente statistiche di utilizzo. Nessuno, secondo BigChampagne, avrebbe assunto i tecnici dell'azienda affinché individuassero gli utenti peer-to-peer che operano in violazione del diritto d'autore.
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