Gaia Bottà

Cina: Rete libera, ma non per tutti

Da Twitter a Facebook, passando per il New York Times: Pechino li renderà accessibili, ma solo perché il resto del mondo possa comunicare con il personale delle aziende estere che hanno base a Shanghai

Roma - La Cina aprirà un varco nella propria muraglia digitale: uno spiraglio appannaggio del resto del mondo, che potrà comunicare a mezzo social network con coloro che si trovano nell'area di libero scambio di Shanghai.

Il distretto finanziario di PudongUna parte del distretto finanziario di Pudong, popolato dalle sedi di numerose aziende occidentali disseminate in un'area di 28,78 chilometri quadrati, farà eccezione rispetto al resto del territorio cinese, ha riportato in esclusiva il South China Morning Post, informato da fonti governative locali. Twitter e Facebook, ma anche il New York Times, saranno accessibili con la collaborazione delle telco locali, già a conoscenza dei progetti di Pechino, che medita inoltre di aprire opportunità di business per gli operatori stranieri che intendano fornire connettività nella zona.

L'obiettivo, spiegano le fonti anonime, è quello di "accogliere aziende straniere che investiranno in Cina e permettere agli stranieri di vivere e lavorare felici nella zona di libero scambio". Pechino intende evitare che si pongano domande sulla differenza che intercorre tra l'area di libero scambio in cui lavorano e il resto della Repubblica Popolare.
La Cina, dal lontano 2009, ha negato ai propri cittadini l'accesso a strumenti di comunicazione come Facebook e Twitter, e le alternative locali non sono certo esenti da restrizioni e controlli. Il New York Times, latore di informazione sgradita al governo, è da tempo inaccessibile.

La Cina conta 591 milioni di utenti Internet e 460 milioni di persone che si connettono in mobilità: coloro che potranno fruire di una Rete più libera saranno una minima percentuale. Saranno coloro che le autorità cinesi accoglieranno con la premura di "farli sentire come a casa".

Gaia Bottà

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