Luca Annunziata

Chrome dice addio ai plugin

Il protocollo NPAPI che porta il nome di Netscape sarà eliminato dal browser di Google. L'ascia calerà nel 2014

Roma - Una fonte di guai da eliminare, retaggio di una Internet che non c'è più: Justin Schuh sul blog del progetto Chromium è piuttosto esplicito nel descrivere NPAPI (Netscape Plugin API), ovvero il protocollo impiegato da molti plugin utilizzati anche nel software di Google per integrarsi nel browser. Un protocollo in via di dismissione, tra l'altro per Google, e pertanto nessuno dovrebbe soffrire troppo per questo blocco coatto.

Stando ai numeri ricavati da Google nella telemetria di Chrome, sono appena sei i plugin che utilizzano NPAPI che superano lo sbarramento del 5 per cento di utenti che li utilizzano: Silverligh, Unity, Google Earth, Java, Google Talk e Facebook Video. Java è già bloccato, segnala Big G, e gli altri possono in alcuni casi essere utili: pertanto questa mezza dozzina per il momento resterà in una apposità whitelist che ne consentirà l'impiego, tutti gli altri saranno tagliati fuori sin da gennaio. Se chi produce questi plugin desidera che continuino a funzionare dovrà aggiornarli a tecnologie più recenti visto che entro la fine del 2014 il supporto a NPAPI sparirà completamente da Chrome.

Le alternative non mancano, è solo questione di volontà: Google ha avviato un percorso che si concluderà a fine 2014, con un calendario che riporta scadenze precise su quando e come (essenzialmente tra maggio e settembre) sarà possibile apportare le modifiche necessarie prima che i plugin che utilizzano NPAPI spariscano dal Chrome Web Store. Dopo di allora, entro la fine dell'anno venturo con tutta probabilità, anche se già installati questi plugin potrebbero cessare di funzionare totalmente o in parte per via delle modifiche apportate al browser.
La mossa di Google ha un retrogusto mobile: nessuna piattaforma di questa categoria supporta NPAPI, e ovviamente Mountain View spera che questa decisione possa spingere quanti più sviluppatori e gestori di servizio possibile ad aggiornare le proprie creazioni rendendole meglio adatte anche agli schermi di smartphone e tablet. Tanto per fare un esempio, uno dei sei plugin elencati, Google Earth, ha già una versione "semplificata" già inserita nella nuova versione di Google Maps. Una scelta simile potrebbe anche essere adottata da Mozilla in futuro, che per ora si limiterà a bloccare certi plugin fino all'autorizzazione concessa dall'utente.

Luca Annunziata
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