Luca Annunziata

Il commiato di Ballmer sulle note di Michael Jackson

Il CEO dimissionario si presenta forse per l'ultima volta ai dipendenti. I presenti raccontano di momenti di commozione sul palco. E di buoni propositi per il futuro

Roma - Ha salutato tutti, ha pianto, ha fatto quello che da sempre tutti gli riconosco saper fare molto bene: ha motivato le truppe. Nel suo ultimo meeting aziendale in Microsoft, Steve Ballmer ha provato a lasciare un'idea diversa di sé di uomo tutto dedito ai numeri e ai bilanci: al suo successore vuole lasciare un'azienda sul punto di rilanciare la propria immagine e il proprio (a dirla tutta mai sopito) successo economico grazie all'innovazione e prodotti in grado di fare la differenza con la concorrenza. Come se insomma, un po' come tocca ad Apple in questi anni, Redmond dovesse dimostrare di essere capace di stupire e affascinare con invenzioni capaci di catalizzare l'attenzione e gli acquisti dei clienti.

Ballmer ha parlato per un'ora, ribadendo ai suoi colleghi che lavorare per Microsoft significa "lavorare per la più grande azienda del mondo": secondo Steve, "saremo noi a costruire la next big thing, cambieremo il mondo di nuovo". A tratti anche commosso, qualcuno riferisce di lacrime che avrebbero lasciato per qualche attimo senza parole l'altrimenti sempre ciarliero CEO, Ballmer ha ribadito: "Credo in voi, credo nella nostra missione. Siamo stati una grande azienda per anni. Saremo una grande azienda per molti anni ancora". E non ha risparmiato frecciatine alla concorrenza, definendo Apple "modaiola", Amazon "economica", Google interessata a "sapere di più", mentre Microsoft sarebbe in grado di "fare di più". "Abbiamo davanti un incredibile potenziale, abbiamo un incredibile destino. Solo la nostra azienda e un pugno di altre sono in grado di scrivere il futuro. Penseremo in grande, punteremo il massimo".


Forse con l'idea di chiudere un percorso, sul palco Steve Ballmer ha fatto risuonare le note di Wanna Be Startin' Somethin' di Michael Jackson, la stessa canzone utilizzata nel primo meeting aziendale del 1983: galvanizzato, poi, il CEO ha fatto anche partire un grande classico dal celebre film Dirty Dancing, suggestivamente intitolato Time of my life, quello che c'è in sottofondo durante la scena finale di riscatto dei protagonisti e che nelle parole chiarisce che quanto vissuto da Steve in questi anni a due passi da Seattle è stato il periodo migliore della sua vita.
Sia come sia, l'era Ballmer si avvia a conclusione. Molto presto la commissione presieduta da John W. Thompson dovrà esprimersi sul successore scelto come nuovo CEO, e in una intervista rilasciata al Wall Street Journal è lui stesso a chiarire che il processo di selezione sta andando avanti, con l'apporto sostanziale (ma, dice, non decisivo) di Bill Gates, e che l'uscita di scena dell'attuale CEO non deve essere interpretata necessariamente come la perdita di fiducia del consiglio di amministrazione, quanto piuttosto la presa di coscienza di Ballmer di non essere più l'uomo giusto al posto giusto in un processo di cambiamento aziendale che è appena iniziato e durerà molti anni.

Per guidare questo cambiamento, a parte il nome di Stephen Elop che si è fatto più insistente dopo l'acquisizione di Nokia da parte di Microsoft, pare sia in pole position l'attuale CEO di Ford Alan Mulally. Dopo l'iniziale diniego di circostanza, si dice che il business-man che ha fatto la fortuna della casa automobilistica di Detroit abbia preso seriamente in considerazione l'idea di rimpiazzare il suo amico Steve Ballmer a Redmond: Mulally conosce bene Seattle (lì ci sono gli uffici di Boeing, di cui è stato CEO), ha l'esperienza sul campo necessaria a portare avanti la ristrutturazione aziendale e spirituale di cui Microsoft ha bisogno, ha una figura pubblica molto gradevole e spiccate doti comunicative ed empatiche che potrebbero rendere il marchio della Grande M più accattivante per gli utenti. Se son rose fioriranno, nel frattempo AllThingsD fa sapere che se c'è da scommettere su qualcuno forse vale la pena di fare il nome di Mulally.

Luca Annunziata
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