Sciopero giornalisti, la rete va avanti

La FNSI le gioca tutte pur di strappare agli editori nuovi contratti nazionali e nuove garanzie. Ma la rete va avanti, l'informazione circola nonostante lo sciopero. Sono, in altre parole, travolti

Web - Sta per accadere. La rete, la libera circolazione delle informazioni, la possibilità per chiunque di realizzare un proprio giornale senza dover rispondere ad altri se non alla propria coscienza, sta finalmente travolgendo l'obsoleta corporazione dei giornalisti iscritti all'Ordine.

La Federazione Nazionale della Stampa (FNSI) ha organizzato in questi giorni una serie di scioperi pensati per fare leva sugli editori e strappare contratti più lauti, garanzie maggiori e via elencando. Uno sciopero nato da irragionevolezze di cui già abbiamo parlato su queste pagine e che, ahiloro!, coinvolge anche "i giornali telematici".

Dico ahiloro!, perché i giornali telematici sfuggono del tutto alle regole, alla corporazione, alle tutele e alle censure dell'Ordine. E quindi l'appello alla sospensione delle attività potrà riguardare soltanto le versioni elettroniche di testate cartacee (ma siti oscurati, scommettiamo?, non se ne vedranno). Non potrà riguardare quindi che una piccola fetta dell'informazione offerta dalla rete all'utente italiano, libero di cliccare di qua e di là per scoprire in italiano e in inglese, in francese o in mongolo, tutte le notizie che i giornalisti dell'Ordine, in questi giorni, non ci vogliono dare.
Sono travolti. Lo avevamo previsto, loro ancora non ne sembrano pienamente consapevoli, ma sta accadendo. Vivono in un mondo in cui per fruire dell'informazione si paga, magari 1.500 lire per un giornale, in cui l'accesso alle fonti è limitato ad una corporazione, in cui la verifica dell'informazione non è alla portata del singolo lettore e via dicendo. Un mondo vecchio, nel senso di passato, superato. In rete l'informazione non si paga, se non per poche e fallimentari eccezioni, se ne fruisce liberamente secondo i propri gusti e le proprie scelte. Soprattutto con pochi clic si può verificare la fonte dell'informazione, formarsi una propria idea, tutelarsi da informazioni errate.

Tutto questo nel mondo della corporazione dei giornalisti non accade. Sembra ormai del tutto normale che nel comunicato FNSI dello sciopero appaia un richiamo ai "diritti di una categoria il cui ruolo sociale è riconosciuto dalla stessa Costituzione".

Una falsità palese. La Costituzione, come ricordato tante volte da insigni giuristi, non menziona mai la professione giornalistica. Menziona invece la libertà di stampa che, dice all'articolo 21, non è soggetta ad autorizzazioni o censure. E L'Ordine a cui la FNSI si richiama che fa? Autorizza con appositi esami e carte bollate una persona ad essere "giornalista", quindi ad esprimere la propria opinione. Censura il giornalista che "esce dai binari" e lo obbliga a questo o a quello. Minaccia di levargli il bollino blu, simbolo di una classe sociale "altra" rispetto al cittadino "normale". Questo è l'Ordine, da qui comincia l'abuso ai danni delle libertà costituzionali.

Un tempo lottavo su un palchetto in mezzo ad una strada per abolire questo Ordine. Ora non ce n'è più bisogno, viene travolto dalla rete, e la vecchia corporazione è allo sbando. Finalmente.

Paolo De Andreis
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