Mauro Vecchio

Akamai e il nuovo Stato di Internet

L'azienda di servizi cloud misura il polso alla Rete, dalla penetrazione alla velocità delle connessioni. L'Italia regge il passo, mentre l'Indonesia è il posto più pericoloso al mondo digitale

Roma - Dagli analisti di Akamai, l'ultimo rapporto sullo Stato di Internet relativo al secondo trimestre di quest'anno, dalla velocità media delle connessioni all'origine degli attacchi informatici con un occhio sulle offensive DDoS contro i siti specializzati nel commercio elettronico.

Alla fine dello scorso giugno, la velocità media delle connessioni europee è aumentata del 5,2 per cento (a 3,3 Mbps) rispetto ai primi tre mesi del 2013. Il report di Akamai ha premiato Svizzera e Paesi Bassi come uniche nazioni europee con velocità di connessione superiori ai 10 Mbps, mentre i migliori risultati sul lungo periodo sono stati acquisiti dal Regno Unito (+48 per cento a 8,4 Mbps) e dalla Svezia (+44 per cento a 8,9 Mbps).

Mentre Romania e Svizzera hanno fatto registrare un picco medio superiore ai 40 Mbps, l'Italia può contare su un discreto trend di crescita (+11 per cento rispetto al primo trimestre 2013, o +23 per cento rispetto al giugno 2012) nella velocità media delle connessioni, che si assesta intorno ai 4,9 Mbps con un picco medio di 23,3 Mbps. Numeri ancora insufficienti, ma almeno ben auguranti per la qualità dei servizi Internet nel Belpaese.
Il rapporto sullo Stato di Internet ha poi coinvolto il livello globale di penetrazione dei servizi di connessione alla Rete, dopo che la International Telecommunications Union (ITU) ha quantificato in 2,7 miliari il volume delle stesse connessioni in tutto il mondo. La piattaforma Akamai Intelligent ha registrato la connessione di oltre 752 milioni di indirizzi IPv4 unici in 242 paesi, circa il 2 per cento in più rispetto al trimestre precedente. In molti casi, un singolo indirizzo IP rappresenta più individui connessi, per cui Akamai ha stimato che il numero totale di utenti web unici legati alla sua piattaforma risulti superiore al miliardo.

"Uno dei trend più rilevanti che emerge dall'ultimo rapporto sullo Stato di Internet è il fatto che circa metà delle connessioni alla piattaforma di Akamai si sono verificate ad una velocità uguale o superiore ai 4 Mbps, in crescita del 25 per cento rispetto al primo trimestre 2012 - ha spiegato David Belson, autore dello stesso rapporto di Akamai - Va anche sottolineato che sono diminuiti i paesi con una velocità di connessione media uguale o inferiore a 1 Mbps: lo scorso trimestre erano 14, oggi sono 11, a ulteriore riprova di una migliore situazione di connettività anche in alcune delle regioni tradizionalmente più lente. Queste tendenze sono sicuramente positive e ci fanno auspicare l'aumento dell'adozione della banda larga nel mondo".

Buone notizie anche nella sezione del rapporto dedicata al volume globale degli attacchi informatici, che nella sola Europa è diminuito del 9 per cento. Nel secondo trimestre di quest'anno, l'Indonesia ha sorpassato la Cina come principale fonte di offensive cibernetiche, con una percentuale di quasi 40 punti sul totale dei casi osservati da Akamai. Al secondo posto c'è la Cina, responsabile del 33 per cento delle minacce, mentre al terzo posto si trovano gli Stati Uniti. L'Italia ha invece generato solo lo 0,5 per cento degli attacchi osservati.

Nello specifico, i clienti Akamai hanno registrato un totale di 318 attacchi DDoS, in aumento del 54 per cento rispetto al primo trimestre 2013. Di questi, 134 sono stati indirizzati al settore enterprise, 91 nell'ambito retail/viaggi, 53 verso l'area media e intrattenimento.

Per quanto concerne il settore high broadband - velocità di connessione superiore ai 10 Mbps - si può registrare una continua crescita in tutta Europa. In Italia, Akamai ha rilevato un aumento del 16 per cento rispetto ai primi tre mesi di quest'anno. Il 3,7 per cento degli utenti tricolore utilizza connessioni al di sopra dei 10 Mbps, un vistoso +40 per cento rispetto al 2012. L'adozione della banda larga è aumentata dell'88 per cento rispetto allo scorso anno, e del 37 per cento rispetto al primo trimestre 2013, stabilizzandosi al 52 per cento.

Mauro Vecchio
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