Luca Annunziata

IBM non fa pių le trimestrali di una volta

Bene i profitti ma male il fatturato. Colpa della difficile situazione in Asia e di alcuni comparti che non sono pių le galline delle uova d'oro. Ma cloud e software crescono

Roma - Parlare di trimestrale negativa è una forzatura: IBM ha mancato gli obiettivi di fatturato proposti dagli analisti, ma ha superato quelli relativi ai profitti, dovendo registrare un calo di alcune divisioni legato anche (ma non solo) a una complessa situazione contabile dovuta al cambio in Asia. Parlare di calo davanti a un fatturato complessivo di 23,7 miliardi di dollari può suonare inusuale: ma gli analisti si interrogano sul futuro di Big Blue, con l'azienda che rassicura di aver già intrapreso le azioni necessarie a trasformarsi ancora una volta e garantirsi un futuro roseo.

Va chiarito che nessuna delle divisioni IBM è in perdita: alcune, come quella hardware, fanno registrare un calo significativo rispetto all'anno scorso ma restano decisamente in territorio positivo. L'eventuale preoccupazione è che Armonk possa non riuscire a convertire il proprio business, o non riesca a farlo abbastanza in fretta, per riuscire a tener testa al cambiamento: per questo il CEO Ginni Rometty ha voluto rimarcare la crescita del cloud, salito a 1 miliardo di fatturato, e della divisione Smarter Planet. La prima fa registrare una crescita del 20 per cento, la seconda addirittura un più 70 per cento rispetto allo scorso anno: sono queste, assieme a sicurezza, mobile e i comparti business analytics e intelligence, le nuove armi di IBM per rilanciarsi nel prossimo futuro: lo sforzo per spingersi in questa direzione non si arresta, e continuano pure le acquisizioni che da molti anni costituiscono il metodo con cui Big Blue si riposiziona nei settori in cui decide di rafforzarsi.

Nel terzo trimestre comunque IBM ha visto entrate per circa 23,7 miliardi di dollari con un utile di 3,99 dollari per azione (il valore corretto secondo i criteri contabili GAAP è di 3,68, equivalente a profitti complessivi di 4 miliardi di dollari): il fatturato è stato deludente rispetto alle aspettative degli analisti di oltre 24,7 miliardi, che invece sono stati sorpresi da un profitto superiore alle stime. Segnale che, come ha ribadito il CEO, IBM ha provato a spremere al massimo tutte le proprie divisioni, nel tentativo di garantire massima redditività a tutti i business compresi quelli in calo e che dovranno prossimamente acquisire un peso relativo inferiore nel portafogli di Armonk.
Un altro dato da analizzare è il sorpasso dei mercati tradizionali su quelli emergenti: in questo caso pesa anche la questione valutaria, con alcune monete piuttosto deboli sul mercato che hanno influito sul cambio e dunque sulla possibilità di guadagno. IBM non è calata necessariamente, soprattutto nella regione asiatica, ma il valore delle monete locali al cambio col dollaro ha causato un calo del fatturato una volta convertito nel biglietto verde con cui Big Blue calcola il proprio profitto. Fa eccezione la Cina, che registra un calo del fatturato di oltre il 20 per cento: IBM attribuisce questa situazione a un periodo di transizione nell'economia di Pechino, che sta attraversando una fase interlocutoria di assestamento che penalizza il business di Armonk ma che non esclude una ripresa futura. Europa e Stati Uniti, comunque, restano i due principali mercati di Big Blue, anche se la crescita procede in doppia cifra altrove mentre è di appena l'1 per cento in questi due.

Per la fine dell'anno fiscale IBM mantiene in alterata una proiezione di 16,25 dollari di guadagno per azione, un valore che tiene anche conto dei costi relativi alle ristrutturazioni del personale in corso e che Big Blue sta usando per migliorare la redditività dei comparti in calo. Wall Street ha comunque punito Big Blue con un -6 per cento nella giornata di ieri.

Luca Annunziata
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