Nei guai la censura cyber di Mattel

Per la questione Cyber Patrol, Mattel si trova ora a fronteggiare la ACLU mentre in rete appare un sito che propone tutta la lista dei siti banditi dal software-filtro. Un caso emblematico

Web - La notizia più clamorosa e stimolante dell'intera questione Cyber Patrol, il software-filtro craccato di recente, è che un sito chiamato Cyber Patrol Block List ha pubblicato la lista di tutti i link che il software della Mattel censura per i computer sui quali viene installato.

L'altra novità è che Mattel, dopo aver ottenuto ingiunzioni e sanzioni contro gli autori di cphack, il crack di Cyber Patrol che rende inefficace il sistema, si trova ora a dover fronteggiare la ACLU, l'associazione per i diritti civili secondo cui le decisioni del giudice, invocate da Mattel, sono sbagliate. Come si ricorderà Mattel ha ottenuto che gli autori del crack smettessero di distribuirlo online e che tre siti che avevano pubblicato il crack lo ritirassero dalle proprie pagine. Un'operazione-censura pensata per "salvare" Cyber Patrol, software proposto alle famiglie per la protezione della navigazione dei minori. ACLU sostiene che chi ha postato cphack sul proprio sito, non ha fatto alcunché di illegale.

Cyber Patrol, che fa parte di quella vasta serie di software considerati da molti "censorware", ovvero "codici di censura", è ormai stato "bucato". La Mattel potrà cercare di far valere i propri diritti in tribunale, ma il crack gira sulla rete e ora nulla e nessuno, probabilmente, potrà fermarlo.
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