Claudio Tamburrino

Twitter e il valore dei cinguettii

Twitter fa il suo esordio in Borsa: il suo business alla prova della finanza

Roma - Quanto vale un tweet? Nel regno dei trending topic è questa la parola d'ordine di questi giorni e di oggi in particolare: quanto vale un tweet? Secondo Twitter il flusso di messaggi che fluisce sulla sua piattaforma vale poco più di 18 miliardi di dollari.



Nelle prossime ore, quando la febbre dell'apertura del mercato si stabilizzerà, il tecnofringuello scoprirà se ha ragione, dopo il suo esordio sul mercato pubblico con il nome TWTR con una Initial Public Offering (IPO) che ha previsto il rilascio di un'unica tipologia di azioni e che ha l'obiettivo di raccogliere un miliardo e 820 milioni di dollari attraverso i primi 70 milioni di azioni ordinarie messe in vendita a partire da 26 dollari, ma scambiate in apertura a più di 45 dollari.

TWTR

Come nel caso di Facebook, la paura è naturalmente la valutazione di un business che per il momento è fatto in gran parte di bit volatili e ancora in minima parte di advertising e account sponsorizzati. Ma mentre il sito in blu aveva una dimensione che faceva già impressione e qualche certezza in più (che comunque non l'ha lasciata immune da paure e contrattempi), Twitter ha dimensioni minori e qualche ostacolo in più sul suo cammino.
Da ultimo si è trovata di fronte alle diatribe brevettuali che IBM e l'azienda di consulenza Precedo Capital Group and Continental Advisors le hanno contrapposto proprio pochi giorni fa, ma in generale il tecnofringuello registra una perdita di 418,6 milioni di dollari perché ancora non ha definito una strategia per far fruttare il successo di traffico ottenuto in poco più di 7 anni. Questo nonostante il valore dell'advertising sulla piattaforma sia aumentato - secondo un rapporto redatto da Adobe - del 300 per cento dall'anno scorso.
Inoltre, nel frattempo, le dimensioni e le ambizioni l'hanno spinta ad aumentare le spese di personale e le acquisizioni di tecnologie e di altre aziende.

Nonostante questo, e forse anche sull'onda generata dall'esordio di Facebook che non ha creato quella bolla finanziaria che alcuni temevano, l'IPO di Twitter è al centro di tanta curiosità che il Comitato etico del Congresso degli Stati Uniti ha dovuto intimare ai propri colleghi di non acquistare azioni del tecnofringuello finché non saranno pubbliche e ampiamente disponibili al pubblico: si tratta di una disposizione dello STOCK Act, che punta a limitare per il politico i vantaggi delle conoscenze ottenute attraverso il lavoro, ma la lettera inviata dal comitato mette in luce come l'esordio in Borsa di Twitter possa essere particolarmente importante.

Oltre al sito di cinguettii, peraltro, Jack Dorsey potrebbe essere ben presto protagonista di un altro esordio in Borsa: quello di Square, la startup dedicata ai pagamenti mobile attraverso un dispositivo che si attacca agli smartphone iOS ed Android. E per questo Dorsey avrebbe già avviato discussioni con Goldman Sach e Morgan Stanley.

Claudio Tamburrino
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9 Commenti alla Notizia Twitter e il valore dei cinguettii
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  • Fa pena tuitter??????
    Va beh a me fa pena anche fessbukk e tutte le cazzate social che vanno di moda.

    Vasa inania multum strepunt

    Umanità sei alla frutta, urge un reset quanto prima.
    non+autenticato
  • Cito dal seguente articolo che gira in numerosi blog:
    http://www.rischiocalcolato.it/2013/10/fanelli-il-...#

    "Adesso ce l’ho chiaro: compagnie come twitter, che hanno ricevuto prestiti da UN MILIARDO DI DOLLARI senza neanche avere un business model, offrono gratis servizi che a chi sta su un mercato normale, ove le cose costano, costano.

    Tante telco hanno provato ad introdurre servizi di microblogging, ma nessuna aveva dietro prestiti da UN MILIARDO DI DOLLARI, e quindi non poteva competere."
    iRoby
    6911
  • Ho letto, ma dove sarebbe il problema? per l'utente è solo un vantaggio: ha il prodotto/servizio gratis, tanto paga qualcun altro.

    L'articolo mi ricorda i piagnucolii dei dipendenti di piccole software house che sviluppano programmi proprietari, quando arriva un programma libero e gratuito che fa le stesse cose: loro dicono che non potranno più sviluppare i loro programmi a pagamento... ma il punto è che non serve che lo facciano, se già esiste qualcosa di meglio che è liberamente accessibile.
    non+autenticato
  • Non trovi che ci sia del "marcio" dietro ?

    Queste aziende esistono solo per schedarti, siamo tornati al periodo dove si marchiavano le persone, ma adesso lo si fa "democraticamente"
    non+autenticato
  • Nessuno spia i fatti tuoi: sei tu che li vai a raccontare ai quattro venti.

    Se una cosa è privata, non la metti su un social network e basta. Se invece la metti online, non è più privata; cambierebbe forse qualcosa se tu scrivessi i tuoi pensieri non su twitter, ma su un blog tuo ospitato da un tuo server personale sul quale hai il pieno controllo? No, perchè chiunque potrebbe consultare il blog, copiarselo e archiviarlo (come fanno ad esempio The Internet Archive, o la cache di Google o di Bing)
    non+autenticato
  • - Scritto da: uTonto
    > Non trovi che ci sia del "marcio" dietro ?
    >
    > Queste aziende esistono solo per schedarti, siamo
    > tornati al periodo dove si marchiavano le
    > persone, ma adesso lo si fa
    > "democraticamente"

    Tutto quello che scrivi su Twitter è pubblico, a differenza di altri social network.
    Tant'è che Twitter non l'ho nemmeno visto sulle famose slide di Snowden... non è che NSA non controlli tutto quello che viene scritto lì dentro, solo non ha bisogno di farlo di nascosto.
    Funz
    12946
  • Continuate ancora con il vostro piano diabolico.... ma non vi rendete conto che la famosa "primavera araba" non è mai esistita "realmente" ma che è stata pompata tramite twitter ? Oggi si vedono i risultati reali in quei paesi.

    Poi continuate a dire che se non sei registrato o non scrivi non possono sapere nulla di te, questo è un altro falso che voi "complici del piano diabolico" continuate a sostenere.

    Basta avere due amici registrati in quei servizi per essere schedati, secondo voi quando un amico importa la sua rubrica in twitter vi trovate pure voi "schedati" in base a cio che dice lui e gli altri che mi hanno in rubrica e si registrano a questi servizi diabolici

    Piu sei un essere sociale e piu sei schedato, forse voi siete asociali e di questi problemi non ne avete
    non+autenticato
  • - Scritto da: uTonto
    > Continuate ancora con il vostro piano
    > diabolico.... ma non vi rendete conto che la
    > famosa "primavera araba" non è mai esistita
    > "realmente" ma che è stata pompata tramite
    > twitter ? Oggi si vedono i risultati reali in
    > quei
    > paesi.

    che c'entra col semplice fatto che tutto quello che scrivi su Twitter è pubblico e leggibile da chiunque (spie, morose/i, vicini impiccioni, capuffici)?

    > Poi continuate a dire che se non sei registrato o
    > non scrivi non possono sapere nulla di te, questo
    > è un altro falso che voi "complici del piano
    > diabolico" continuate a
    > sostenere.

    mai detto. Possono sapere un sacco di te anche se non possiedi nemmeno uno smartphone, guarda.

    > Basta avere due amici registrati in quei servizi
    > per essere schedati, secondo voi quando un amico
    > importa la sua rubrica in twitter vi trovate pure
    > voi "schedati" in base a cio che dice lui e gli
    > altri che mi hanno in rubrica e si registrano a
    > questi servizi
    > diabolici
    >
    > Piu sei un essere sociale e piu sei schedato,
    > forse voi siete asociali e di questi problemi non
    > ne
    > avete

    Non capisco perché te la prendi con me, comunque è un buon motivo in più per essere asocialiCon la lingua fuori
    Funz
    12946
  • - Scritto da: cicciobello
    > Ho letto, ma dove sarebbe il problema? per
    > l'utente è solo un vantaggio: ha il
    > prodotto/servizio gratis, tanto paga qualcun
    > altro.
    >
    > L'articolo mi ricorda i piagnucolii dei
    > dipendenti di piccole software house che
    > sviluppano programmi proprietari, quando arriva
    > un programma libero e gratuito che fa le stesse
    > cose: loro dicono che non potranno più sviluppare
    > i loro programmi a pagamento... ma il punto è che
    > non serve che lo facciano, se già esiste qualcosa
    > di meglio che è liberamente
    > accessibile.

    L'esempio non calza.
    Il software non e' un prodotto.
    Qualcuno ha provato a trattarlo come un prodotto e per un certo tempo e' anche riuscito a fare business, ma alla lunga il software sara' destinato ad essere tutto gratis e quindi le software house, invece di piagnucolare, devono solo ringraziare per il tempo che hanno avuto di fare business prima che uscisse l'equivalente gratis.