Luca Annunziata

Google Play Music anche su iOS

Lo streaming e jukebox celestiale di Mountain View fa capolino anche sull'App Store. Con una sostanziale differenza rispetto alla controparte Android. Tutto per sfuggire alle clausole di Apple

Roma - Era atteso per l'estate, ma è arrivato in pieno autunno: Play Music, il servizio musicale di Google, è ora disponibile anche per iOS (solo per iPhone e iPod Touch) e permetterà a chi già utilizza il servizio sul proprio computer o possiede un terminale Android di replicarne l'uso anche sul Melafonino. Le funzioni restano identiche su iOS, fatta eccezione per l'acquisto dei singoli brani che resta fuori dalla lista delle funzioni disponibili per ovvi motivi di commissioni e percentuali pretese da Apple sugli acquisti in-app.

Play Music è un jukebox celestiale, ovvero un servizio che (previo abbonamento da 9,99 euro al mese) consente di ascoltare la totalità dei brani presenti nel catalogo via streaming o scaricando in locale le tracce e gli album che si desidera ascoltare anche se non si è connessi a Internet. A questo Google unisce la possibilità di caricare 20mila propri brani su una nuvola privata e personale, così da costituire il proprio archivio musicale online da poter replicare o ascoltare in streaming da qualsiasi postazione connessa. Infine, il marketplace Play consente anche di acquistare singoli brani o interi album, così come fanno iTunes e Amazon MP3: in questo caso, però, Google ha preferito escludere questa possibilità dall'app iOS.

Sugli acquisti in-app Apple pretende il 30 per cento della somma pagata, lasciando il 70 allo sviluppatore: per evitare di dover versare un obolo a quello che è il principale concorrente (e leader di mercato del settore) ogni volta che un cliente scelga di acquistare da uno store alternativo a iTunes, Google ha deciso di eliminare la funzione. Resta valida la possibilità di ascoltare in streaming il catalogo con abbonamento (20 milioni di brani circa), oppure usufruire della versione gratuita con lo spazio per i proprio brani e la gestione autonoma di quanto andrà ascoltato sfruttando la connessione WiFi/mobile o scaricato nella memoria locale.
Il ritardo con cui Play Music arriva su iOS pare sia legato a questioni tecniche che ci è voluto qualche mese a superare (in particolare per la gestione degli streaming e del DRM). Nessuna novità sostanziale viene introdotta da questa versione, che è in tutto e per tutto assimilabile a quella Android, con tanto di stazioni radio (un po' più smart del solito) che la pongono in diretta competizione anche con iTunes Radio, Spotify, Rdio e tutto il resto dei servizi analoghi in circolazione.

Luca Annunziata
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