Luca Annunziata

L'addio di Ballmer, secondo Ballmer

Un'intervista-racconto al CEO dimissionario di Microsoft rivela come si è giunti alle sue dimissioni dopo 30 anni di lavoro a Redmond. Una scelta che, secondo la ricostruzione di Ballmer, è stata del tutto personale

Roma - "Forse sono il simbolo della vecchia era, e devo andarmene": a un certo punto a Steve Ballmer è sorto il dubbio di essere lui stesso il freno che bloccava il cambiamento di Microsoft, e ha deciso tutto da solo di passare la mano. L'ha comunicato al consiglio di amministrazione, alla moglie e ai figli, e poi ha scritto il famoso memo che l'ha annunciato ai colleghi e al pubblico: se a Redmond cambiamento ci sarà, inizierà dal vertice e Steve lascerà la poltrona di CEO dell'azienda che ha reso incredibilmente remunerativa. Nessuno, stando alla sua ricostruzione, ha chiesto la sua testa.


L'illuminazione sarebbe giunta nel mese di maggio a Londra, in un raro momento di relax di Ballmer: "Se alla fine dei conti dobbiamo rompere gli schemi, devo ammetterlo: io sono parte dello schema". Così Steve ha iniziato a scrivere la sua lettera di commiato, pare ci siano state almeno 40 stesure prima di arrivare a quella definitiva, e ha comunicato le proprie intenzioni al general counsel Brad Smith e poi al capo del consiglio di amministrazione John Thompson. Fino a quel punto non c'era stata alcuna pressione per la partenza, solo un pressing costante su Ballmer da parte dei vertici per accelerare la ristrutturazione delle operazioni: una ristrutturazione che il CEO stava provando a incoraggiare, ma che incontrava resistenze interne legate probabilmente più all'abitudine che alla ritrosia culturale.

Nella lunga intervista esclusiva ottenuta dal Wall Street Journal, si cita il caso di uno dei manager che riporta direttamente a Ballmer che si era visto restituire un report giudicato troppo lungo: 56 pagine erano eccessive per riuscire a leggere rapidamente e far circolare efficientemente le informazioni contenute, meglio sarebbe stato avere un rapporto conciso di massimo 3 pagine. Ma, fu l'obiezione del vicepresidente Qi Lu, Ballmer aveva sempre voluto "dati e dettagli!": la consuetudine tra i manager aveva generato l'irrigidimento dei processi, stagnanti nell'abitudinarietà, e il CEO si rese conto che nonostante i suoi sforzi per eliminare il retaggio della competizione tra le divisioni e il costante impegno nel migliorare la comunicazione interna, la continuità stessa della sua gestione costituiva una diga che teneva bloccato il cambiamento.
Dopo le sue dimissioni Ballmer non è stato con le mani in mano, egli stesso cita l'accordo con Nokia come uno degli esempi del prosieguo del suo impegno, il lancio imminente di Xbox One, la ottima trimestrale registrata pochi giorni or sono. Nel suo futuro Ballmer vede una cattedra universitaria o la squadra di basket di uno dei suoi figli, impegni molto meno pressanti del ruolo di amministratore delegato di una multinazionale: ma continuerà a occuparsi della sua creatura, visto che conserva una parte rilevante del pacchetto azionario di Microsoft, e spera che presto possa venire annunciato il suo ingresso all'interno del consiglio di amministrazione.

Luca Annunziata
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