Napster innesca nuove censure

Può un provider impedire ai propri utenti di utilizzare questa o quella applicazione? La pensa così Cox@Home, che vieta ai suoi l'uso di Napster. E minaccia la chiusura degli account

Web - Per la prima volta la censura contro Napster esce platealmente dai campus universitari americani per rifarsi viva in casa di un provider commerciale americano. Cox@Home, che fornisce servizi internet veloci via cavo, ha infatti chiesto ai propri utenti di non utilizzare Napster, pena la sospensione del servizio.

Non si tratta, ufficialmente, degli effetti della longa manus dei discografici americani, che hanno intrapreso una guerra santa contro Napster, ma della policy del provider, secondo cui non si possono utilizzare server software sfruttando il suo account internet. Poiché Napster consente ad un utente di "entrare" nel computer di un altro utente per scambiare file, dicono all'azienda, "si tratta di un'attività vietata dalla nostra policy".

Di certo uno dei problemi rilevati dal provider è il consumo di banda. L'utilizzo massiccio di Napster, infatti, implica upload e download anche corposi, cosa che può portare ad un "ingolfamento" delle linee. Questo il motivo ufficiale per cui molte università americane hanno proibito ai propri studenti l'uso del popolare software che consente lo scambio tra utenti internet di file musicali. Ed è anche questa la ragione per cui Napster sta lavorando con le università per consentire agli amministratori di sistema di limitare la quantità di banda utilizzabile per queste operazioni.
Secondo Wired, però, alcuni utenti del provider americano se la sono presa, in primo luogo perché Cox è evidentemente a conoscenza delle loro attivià online. In secondo luogo per il carattere di ultimatum della lettera di avvertimento che Cox ha inviato ai suoi utenti. "Trovo molto difficile accettare, avrebbe detto un utente a Wired, che sappiano quali programmi utilizzo e come".
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