Luca Annunziata

Facebook e la solidarietà social

Un pulsante per esprimere vicinanza e solidarietà, senza dover spendere un impegnativo "mi piace". Così Zuckerberg vuole scavare nelle sfumature dei sentimenti

Roma - La comunicazione mediata da Internet può essere imperfetta: le sfumature di una conversazione davanti a un caffè non possono essere riprodotte in bit, e il rischio di capirsi male è in agguato. Facebook vuole annullare parte di questo gap con l'introduzione di un nuovo pulsante: servirebbe a comunicare solidarietà e affetto senza che un "mi piace" di troppo possa far pensare che qualcuno rida delle disgrazie altrui.

L'indiscrezione è partita da quanto raccontato da un tecnico di Facebook, Dan Muriello, che ha parlato in pubblico nel corso di un hackaton: in pratica ci sono status postati sul social network che male si conciliano con il classico "like" della piattaforma, se uno dei propri amici reali o virtuali posta qualcosa di triste potrebbe non essere una buona idea affermare che quel sentimento è di proprio gradimento. L'idea sarebbe dunque quella di mutare il pulsante "Like" in "Sympathize" in presenza di uno status contrassegnato come "triste" o "depresso" nell'apposito riquadro dei sentimenti.

Lo scopo sarebbe rendere più umano l'interagire su Facebook: il concetto di gradimento stride con status su disgrazie o lutti, e in questo modo il risultato sarebbe più naturale. L'ipotesi è tuttavia ancora allo stato embrionale, e non sempre quanto viene pensato a Menlo Park si trasforma necessariamente in una nuova funzione disponibile per tutti. Un pulsante "solidarietà" avrebbe anche dei possibili risvolti negativi, rischiando di trasformare il news-feed in una specie di social network del dolore, dove in molti potrebbero sguazzare nella propria infelicità confortati dall'attenzione rivolta loro dagli amici.
Una prospettiva che mal si sposa con la volontà di Facebook di alzare il livello di qualità dei contenuti che transitano sulla piattaforma. Una prospettiva che ha un doppio valore: non solo quello di aumentare il tempo di permanenza sulle pagine del social network, ma anche quello di convincere i potenziali investitori ad acquistare (letteralmente) visibilità per ottenere in cambio traffico, alla luce di una progressiva diminuzione dello spazio gratuito loro offerto sui news-feed. Un'arma a doppio taglio], che ancora una volta prova a forzare l'assunto "Internet = Facebook" e che rischia di impoverire il valore dei contenuti postati, se le aziende non vedranno risultati incoraggianti per ciò che attiene la comunicazione del proprio brand, e che [pone l'accento[http://www.lucalani.com/company/facebook/ahi-ahi-facebook" target="_blank">635545176484627]&action_type_map= sul pericolo a lungo termine per chi pensasse di concentrare su un solo canale la propria attività di marketing.

Luca Annunziata
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