OS/Quel che resta di Amiga

Il nuovo proprietario di Amiga, McEwen, ha svelato i primi progetti sul futuro di questa mitica piattaforma. Ma a 18 anni dalla sua nascita, di Amiga rimane solo lo spirito. Basterà?

Sono anni che la comunità di utenti dell'Amiga, il glorioso home computer che Commodore portò al successo verso la metà del 1980, attendono il loro salvatore, qualcuno che possa far rinascere quella piattaforma multimediale che, all'epoca, precorse i tempi.

Dalla disfatta di Commodore, al fallimento di Escom, all'abbandono di Gateway, oggi gli amighisti di tutto il mondo incrociano le dita e puntano tutto su Bill McEwen, ex direttore marketing di Gateway ed oggi CEO di Amiga. McEwen è forse l'unico uomo, in Gateway, che credesse davvero nel progetto Amiga e non riducesse tutto ad un kernel per info appliance.

Dall'Amiga 2000 Show, tenutosi i primi di aprile a St. Louis, McEwen ha voluto rivelare al suo pubblico uno spicchio del futuro di Amiga e chiarire anche alcuni punti fondamentali, primo fra tutti cosa rappresenta oggi il nome Amiga.
Prima di capire cosa sia esattamente la nuova Amiga, dobbiamo dare un'occhiata alla macchina per sviluppatori che McEwen ha presentato all'evento di St. Louis. Il computer, un normale PC, era dotato di un AMD K6-2 a 500 MHz, 64 MB di RAM e una scheda grafica Nvidia GeForce 256. Come si può vedere nulla di stravolgente, ma del resto una piattaforma di sviluppo non necessita di potenze esorbitanti. Il punto caldo del sistema, lo si è capito, non sta nell'hardware, quanto nel sistema operativo: l'OS è infatti un sistema ibrido basato sulla Red Hat Linux e sul sistema real-time di Tao Group, Elate. Naturalmente questo nuovo sistema operativo, di cui ancora non si sa nulla, non sarà più compatibile con l'attuale AmigaOS, una piattaforma che con tutta probabilità verrà abbandonata.

Il ruolo di Linux è qui solo quello di "contenitore", visto che il cuore di Amiga è in realtà il toolkit di Tao denominato Intent, al cui interno si trovano il sistema operativo deterministico object-based Elate ed un motore real-time che gira su altri sistemi operativi host. La sua grandissima portabilità Elate/Intent la deve proprio alla sua macchina real-time e all'architettura Virtual Processor (VP): il codice di Elate è infatti stato scritto per un processore virtuale, astraendo così sull'hardware e consentendo la traduzione "al volo" del codice VP in quello nativo del sistema host. Per certi versi questa tecnica è simile, sebbene avvenga in senso inverso, a quella del Code Morphing implementata da Transmeta nelle sue CPU Crusoe: in entrambi i casi l'obiettivo è quello di aggiungere un livello di astrazione fra hardware e software in modo da rendere il prodotto indipendente dalla piattaforma.

Attualmente TAO, con cui Amiga ha stretto una partnership tecnologica lo scorso gennaio, sta lavorando alla seconda generazione dell'architettura VP per la quale esistono già un assemblatore, un compilatore C/C++ ed un compilatore just-in-time Java (JIT).

Grazie alla tecnologia VP il byte code di Java viene tradotto in istruzioni VP code e da qui in istruzioni native pronte per l'esecuzione: il tutto in tempi ancora paragonabili a quelli di un compilatore JIT. Per quanto riguarda le applicazioni Java che richiedono una Java Virtual Machine (JVM), l'ambiente Intent riesce a tradurle direttamente in codice nativo velocizzando così l'esecuzione a run-time: questo è possibile grazie all'implementazione, in Intuit, di una JVM embedded che segue le specifiche dettate da Sun.

La piattaforma Elate/Intuit supporta già un gran numero di processori, dagli Intel ai Motorola, passando per MIPS, StrongARM, ecc. Versioni binarie del motore real-time della suite sono già disponibili per Windows 9x/NT/CE, Linux, QnX4 e OS-9000. Presto arriveranno anche i porting per EPOC e iTRON.
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