Claudio Tamburrino

Google Tax, il sì della Camera

Nonostante critiche e proteste prosegue l'iter dell'emendamento alla legge di stabilità che vuole far passare il commercio di servizi online attraverso l'obbligo di partita Iva

Roma - Il discusso emendamento alla legge di stabilità conosciuto con il nome Google Tax è stato approvato dalla commissione Bilancio della Camera.

L'emendamento, a prima firma di Edoardo Fanucci (Pd), Sergio Boccadutri (Sel), Ernesto Carbone (Pd), Antonio Castricone (Pd) e Stefania Covello (Pd), vorrebbe far pagare le tasse a quelle aziende che operano sulla Rete e con la Rete in Italia, ma hanno una bandiera straniera e succursali in altri paesi europei con un regime di tassazione più conveniente cui possono scaricare parte della cartella esattoriale.

Si tratta, insomma, di una vera e propria legge ad hoc per riscuotere il dovuto da grandi multinazionali come Google, Amazon, Facebook ed Apple: tuttavia per farlo prevede l'obbligo, da parte di un'azienda che vuole acquistare servizi online (sia e-commerce che link sponsorizzati come nell'advertising di Adwords), di farlo da soggetti titolari di una partita Iva italiana.
Inoltre, grazie all'emendamento presentato da Stefania Covello (Pd), ai fini della tracciabilità tali operazioni di acquisto devono essere effettuate tramite bonifico bancario o postale. Stop, dunque, a tutti quei mezzi di pagamento veloce comunemente utilizzati online.

Tutto questo significa - da un lato - che vi è un nuovo ulteriore ostacolo allo sviluppo dell'economia digitale italiana (per di più legato ad un sistema a tassazione elevata come la partita IVA), dall'altro che la misura rischia di scontrarsi con l'opinione delle istituzioni europee, per cui potrebbe rappresentare - come ha già fatto intendere la Commissione Europea - un'ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori, uno dei principi del mercato unico.

Mentre la SIAE ha definito la nuova tassa "uno strumento di equità" ed il principale sostenitore della misura, l'esponente del Partito Democratico e presidente della commissione Francesco Boccia, ha bollato tutti i critici come "subalterni ai colossi di Internet", sono tante le proteste sollevate dall'emendamento.

Le prime rimostranze ufficiali sono arrivate dall'American Chamber of Commerce che ha rilevato che "così si ostacola lo sviluppo dell'economia digitale" e fa intendere che ci saranno delle ripercussioni per l'economia italiana dal momento che così si minano "gli investimenti diretti esteri condizione imprescindibile per la crescita".

A sorpresa, poi, si è espresso contro la decisione della Web Tax anche Matteo Renzi, neo segretario del partito di Boccia, che l'ha definita un "tentativo di assoggettare le aziende digitali estere alle normative fiscali italiane, provocando un danno sia ai produttori che ai consumatori"

D'altra parte, già prima della sua nuova votazione, contro l'emendamento erano intervenuti gli operatori del settore direttamente coinvolti e gli osservatori che temono che la manovra possa influenzare negativamente il tortuoso sentiero dell'Agenda Digitale italiana. Le iniziative dei cittadini della Rete per frenare la proposta si moltiplicano.

Claudio Tamburrino
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32 Commenti alla Notizia Google Tax, il sì della Camera
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  • "1. I soggetti passivi che intendano acquistare servizi on line sia come commercio elettronico diretto che indiretto, anche attraverso centri media ed operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita IVA italiana."

    Professionisti, imprenditori et similia... prepariamoci.
    Poiché quel comma 1 si tradurrà praticamente nell'impossibilità di scaricare fiscalmente qualsiasi servizio, software, libreria venduti non da soggetti italiani.
    In parole povere molti imprenditori italiani pagheranno più tasse.
  • Uno stato (Irlanda) ha finalmente cominciato a fare concorrenza fiscale agli altri stati... la reazione? Non mettere a posto i bilanci in modo da ridurre le tasse e competere con l'Irlanda nel tentare di attrarre investimenti, ma il più becero protezionismo.

    L'Irlanda grazie al regime di tassazione favorevole ha vissuto negli anni pre-crisi un boom pari al nostro dopo-guerra, nel mentre da noi si metteva l'IRAP: un'imposta sui fatturati societari che si paga anche sui passivi. Risultato l'Italia è un paese deindustrializzato, moribondo.

    Ma per noi è più importante mantenere la SIAE.
    non+autenticato
  • Così non basta, rimettiamo anche i dazi doganali! Chi siete? quanti siete? 1 fiorno.
    non+autenticato
  • Ma sì, continuiamo cosi...facciamoci vedere da terzo mondo, non bastava l'arretratezza tecnologica, ora serviva anche violare apertamente la legge europea sul libero scambio di merci...
    non+autenticato
  • ... ma spero di essermi completamente rincoglionito...

    Se ho capito bene il significato di questo paragrafo

    "Inoltre, grazie all'emendamento presentato da Stefania Covello (Pd), ai fini della tracciabilità tali operazioni di acquisto devono essere effettuate tramite bonifico bancario o postale. Stop, dunque, a tutti quei mezzi di pagamento veloce comunemente utilizzati online."

    E poi l'intervento della SIAE....

    Ma io mi chiedo... si possono far fare delle leggi in Italia da chi non capisce nulla dell'epoca in cui viviamo e che ascolta i consensi o meno di chi vorrebbe si tornasse alle videocassette????


    Io non entro in merito su l fatto di dover far pagare le tasse alle ditte straniere che operano in Italia (da un lato sinceramente mi sembra anche giusto, vuoi fare affari in Italia? Ti apri una filiale in Italia, lavori e paghi le tasse... come qualsiasi ditta "fisica")
    Ma come si puo' nel 2013 accettare pagamenti solamente tramite bonifici bancari o postali??? Perchè non richiedendo il pagamento col telegrafo?

    E poi, come si puo' continuare a dare credito ad un Ente fatto solo per ciucciare soldi come un bambino prende il latte dalle mammelle della mamma?

    Tutto cio' e' semplicemente assurdo!
    non+autenticato
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