massimo mantellini

Contrappunti/ Il tribunale della Rete

di M. Mantellini - Un tweet sventato che causa un licenziamento senza contraddittorio. Nel mezzo, la brulicante folla social dei moralisti da scrivania

Contrappunti/ Il tribunale della ReteRoma - Così questa settimana abbiamo imparato che si può scrivere un tweet idiota prima di imbarcarsi a Londra per un lungo volo, diventare il bersaglio di una rapidissima conversazione in rete nelle ore successive mentre quell'aereo sta sorvolando l'Europa e l'Africa e trovarsi infine licenziati per quel tweet al momento dell'atterraggio.

Fra le tutele dell'Articolo 18 dello statuto dei lavoratori italiano e le prassi sbrigative sul licenziamento che vigono nei paesi anglosassoni, c'è una distanza maggiore di quella coperta da un volo intercontinentale da Londra a Johannesburg ma il caso di Justine Sacco, PR di IAC, una grande compagnia americana proprietaria di marchi come Vimeo, Match.com, The Daily Beast e altri, non riguarda solo questo. Perché per quanto tu possa essere rappresentata in rete dalle tue parole esse diventano importanti ed assumono valore solo nel momento in cui vengono date in pasto ad una numero abbastanza grande di moralisti da scrivania. Che è quello che siamo un po' tutti diventati in questi anni.

I 140 caratteri razzisti o presunti tali che sono costati il licenziamento supersonico della Sacco, ben prima di essere ascoltati dai vertici dell'azienda per cui lavorava, non valgono per quello che dicono ma per le reazioni che sono stati in grado di suscitare in tempi di comunicazioni accelerate. Un tipico caso di licenziamento per sentito dire, dove il sentito dire non è la somma di molti punti di vista ma il copia-incolla liberatorio del medesimo argomento mille volte riproposto. Non c'è nessuna intelligenza della folle dietro questa sentenza della rete, solo un'idonea spiegazione della sua stupida ed occasionale pericolosità.
Episodi del genere introducono nelle nostre conversazioni in rete un grado di casualità molto forte. La Sacco twittava da un profilo personale, con un numero modesto di follower: un account (che nel frattempo è stato cancellato ma che è possibile vedere parzialmente nella cache di Google) pieno di cose irrilevanti, come ad esempio il tweet scritto poco prima di quello che le costerà il licenziamento, dedicato al suo vicino di posto in aereo, un tedesco al quale la Sacco via Twitter consigliava con toni sarcastici l'uso del deodorante (ehi amico tedesco, sei in prima classe!). Qualche esegeta dei tweet della PR forse potrebbe trarne una indicazione contro i tedeschi? O una deduzione sul fatto che i clienti dei voli aerei in classe economica siano gente che puzza? Così sembra andare il mondo: quando si attribuiscono propri valori alle parole degli altri il pasticcio è sempre in agguato.

Accade già oggi: l'analisi dei nostri segnali di rete irrilevanti, le battute scritte al volo e senza pensarci, le foto che non avremmo dovuto pubblicare, il commento rancoroso che non siamo riusciti a dominare, domani potranno essere agevolmente rivolti contro di noi per una casualità del destino o per un progetto ben orchestrato. E se una simile attenzione riceverà l'imprimatur della folla, se il numero di retweet si impennerà, se molti dei nostri lettori casuali (mediamente gente che di noi non sa nulla e che fra dieci secondi si sarà dimenticata tutto) decideranno di partecipare alla celebrazione della PR razzista allora, a quel punto, ogni nostra reputazione diversamente guadagnata, la stima per il nostro lavoro da parte dei nostri capi, la vicinanza dei nostri colleghi non conterà più niente e noi diventeremo, come diceva il poeta, "solo una X nel ciclo dell'azoto".

Licenziare qualcuno per un tweet senza attendere nemmeno di capire meglio cosa sia successo, senza sapere se il telefono della Sacco è stato rubato o preso in prestito, magari dal tedesco allergico al sapone seduto lì accanto, ma solo per rispondere abbastanza in fretta ad una emergenza comunicativa aziendale che vive solo nei feedback di rete è una sorta di dichiarazione di resa della nostra intelligenza nei confronti di un sistema che ci ha intossicato. Il sentiment della rete dicono, l'engagement dei clienti, il mood delle conversazioni online. Tutta roba tossica, immaginata da tossici per altri tossici, numeri su numeri che quando non sono truccati trasmettono valanghe di informazioni che nella maggioranza dei casi raccontano con vasta approssimazione il mondo in cui viviamo.

Frugate abbastanza a fondo nel bidone della Internet planetaria e se ne troveranno di cose indecenti, stupide e razziste scritte da qualcuno che ci è vicino o perfino da noi stessi. Frugate abbastanza a fondo nei grandi frammenti di vita quotidiana che ognuno di noi mette ogni giorno online e troverete infine la maniera affinché tutti licenzino tutti. Con solidi argomenti impossibili da ribaltare, meglio se vidimati dal tribunale assoluto dei retweet.

Massimo Mantellini
Manteblog

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100 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Il tribunale della Rete
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  • E che ne dite di questo tweet?   http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_di...

    Siamo arrivati ai reati immaginari!
    non+autenticato
  • Sinceramente dove sta razzismo su un accunt nemmeno verificato su twitter?
  • > E che ne dite di questo tweet?
    > http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_di
    >
    > Siamo arrivati ai reati immaginari!

    Ma no, quale reato. Un po' di indignazione giustificata, visto che ci si aspetta un atteggiamento diverso a seconda che si sgomberi un locale pieno di ciarpame e un campo pieno di rom. L'accostamento è quello.

    Dal fronte opposto, ti ricordo la risonanza che fece un servizio di Striscia la notizia su una manifestazione di extracomunitari capeggiata dal no global Luca Casarini. Pensando di avere le telecamere troppo lontane da sé per sentire, a Casarini scappò un "Metti sti c.... di migranti davanti". Rotola dal ridere

    http://www.aulamagnamagna.it/ammforum/viewtopic.ph...
  • - Scritto da: Nome e cognome
    > E che ne dite di questo tweet?
    > http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_di
    >
    > Siamo arrivati ai reati immaginari!

    Cominciamo ad allenarci, dobbiamo arrivare a scrivere cosìA bocca aperta
    http://politicalhumor.about.com/library/jokes/bljo...
    Izio01
    4027
  • > Cominciamo ad allenarci, dobbiamo arrivare a
    > scrivere così
    >A bocca aperta
    > http://politicalhumor.about.com/library/jokes/bljo

    Anche se la fonte non è citata, questa è una riscrittura della versione di Cappuccetto Rosso tratta da "Le fiabe della buona notte politicamente corrette" di Finn Garner James, Frassinelli 1994:

    http://www.anobii.com/books/Fiabe_della_buona_nott.../

    Qui la traduzione italiana (con vari errori di battitura, e vabbè):

    http://labottegadellestorie.over-blog.com/2012/01/...
  • - Scritto da: Nome e cognome
    > E che ne dite di questo tweet?
    > http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_di
    >
    > Siamo arrivati ai reati immaginari!

    reati immaginari e ipocriti reali
    non+autenticato
  • La tizia in questione non è accusata di nulla. E' stata semplicemente silurata perché ha tenuto un atteggiamento evidentemente contrario a quello che doveva tenere per la sua posizione lavorativa (e a certi livelli, non solo nei Paesi anglosassoni, i contratti sembrano delle enciclopedie...). Se io sottoponessi ad un mio eventuale coinquilino un contratto che afferma che non può indossare nulla di rosso pena la cacciata con trattenuta della caparra, e lui lo firmasse (con ulteriore firma alla suddetta clausola vessatoria), lui non avrebbe nessun appiglio a cui attaccarsi.
  • Chiedo supporto a Leguleio.

    Ma credo che se il non indossare nulla di rosso sia una tua pura fisima, non motivata da nulla, anche con la doppia firma, essendo tu locatore in posizione di forza rispetto al locatante, che ha bisogno di un alloggio, quella parte del contratto sia nulla, restando valide le restanti.
    Forse passa se ci piazzi una penale pecuniaria invece dell'annullamento del contratto, ma non sono sicuro.
    non+autenticato
  • > Ma credo che se il non indossare nulla di rosso
    > sia una tua pura fisima, non motivata da nulla,
    > anche con la doppia firma, essendo tu locatore in
    > posizione di forza rispetto al locatante, che ha
    > bisogno di un alloggio, quella parte del
    > contratto sia nulla, restando valide le
    > restanti.

    Il locatario, o affittuario, non "locatante".

    È probabile, ma il diritto civile non è il mio forte.A bocca storta
    Come dici tu, esistono dei casi in cui un contratto, pur se regolarmente sottoscritto da persone capaci di intendere e di volere, è dichiarato parzialmente nullo.
    Dopodiché, all'atto pratico, il risultato non è che cambi: l'inquilino se ne deva andare, con le buone o con le cattive.Sorride
  • - Scritto da: Skywalker
    > Chiedo supporto a Leguleio.
    >
    > Ma credo che se il non indossare nulla di rosso
    > sia una tua pura fisima, non motivata da nulla,
    > anche con la doppia firma, essendo tu locatore in
    > posizione di forza rispetto al locatante, che ha
    > bisogno di un alloggio, quella parte del
    > contratto sia nulla, restando valide le
    > restanti.
    > Forse passa se ci piazzi una penale pecuniaria
    > invece dell'annullamento del contratto, ma non
    > sono
    > sicuro.

    E' sicuramente una clausola vessatoria e, in quanto tale, deve essere evidenziata e deve essere sottoscritta a parte rispetto alla firma "generale" del contratto, ma trattandosi di una clausola che non infrange alcuna legge, credo possa ritenersi applicabile.
    Avresti ragione se quella clausola fosse inglobata con tutto il resto (magari scritta in piccoooooolo) oppure se imponesse un comportamento illegale o una situazione di abuso (per esempio, imponessi per contratto una prestazione sessuale ad un'inquilina...)
  • Leggi la risposta di Leguleio sopra. Non tutte le clausole vessatorie possono essere fatte sottoscrivere. Mentre tutte le clausole vessatorie devono essere necessariamente essere fatte sottoscrivere a parte.

    Supponiamo che tu sia di sesso maschile e sia titolare di una grossa azienda, diciamo 500 dipendenti, e decida di assumere una Segretaria. Anche se nel contratto prevedi che lei ti debba fare due pompini al giorno e lei pur di aver il lavoro ti sottoscrive in doppia firma, prova ad andare dal Giudice del Lavoro con quel contratto se, terminato il periodo di prova, lei si rifiuta di proseguire con quella particolare attività.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Skywalker
    > Leggi la risposta di Leguleio sopra. Non tutte le
    > clausole vessatorie possono essere fatte
    > sottoscrivere. Mentre tutte le clausole
    > vessatorie devono essere necessariamente essere
    > fatte sottoscrivere a
    > parte.
    >
    > Supponiamo che tu sia di sesso maschile e sia
    > titolare di una grossa azienda, diciamo 500
    > dipendenti, e decida di assumere una Segretaria.
    > Anche se nel contratto prevedi che lei ti debba
    > fare due pompini al giorno e lei pur di aver il
    > lavoro ti sottoscrive in doppia firma, prova ad
    > andare dal Giudice del Lavoro con quel contratto
    > se, terminato il periodo di prova, lei si rifiuta
    > di proseguire con quella particolare
    > attività.

    Infatti l'avevo specificato nelle ultime righe del mio stesso intervento: se la clausola vessatoria rimane comunque all'interno della legalità non vedo come la si possa impugnare, ma se obbliga a comportamenti illegali o di abuso (e avevo specificato proprio l'esempio del sesso), sicuramente non è valida.
  • meravigliarsi? e per cosa?

    a) figlia di Desmond Sacco: miliardario sudafricano (guarda un po) che si è arrichito in pieno Apartheid grazie allo sfruttamento del sottosuolo sudafricano. Il suo patrimonio, secondo Forbes è di qualcosa come 1.4 miliardi di dollari.

    b) responsabile delle relazioni pubbliche di IAC

    c) avvezza ai tweet diciamo con molto molto poco gusto:

    "I had a sex dream about an autistic kid last night. #fml"

    e

    "I can't be fired for things I say while intoxicated right?"

    sono altri esempi di quanto poco edificante fosse la sua sfera privata in relazione al proprio ruolo pubblico. E beninteso, non discuto sulla possibilità in generale di tweettare quel tipo di contenuti, ma solo sulla contemporanea idoneità al ruolo rivestito.

    http://www.usatoday.com/story/news/nation/2013/12/.../


    La mia personalissima valutazione sul licenziamento in sé, è che in IAC aspettassero solo che ne facesse una un attimino più grossa delle altre.

    Forse potevano avvantaggiarsi facendo posto, ben prima, a qualcun altro più capace, integro ed idoneo a quel (delicato) ruolo per la loro immagine.
    non+autenticato
  • Per esperienza personale, so che l'ufficio "risorse umane" delle grandi compagnie considera le persone come pedine da spostare. O da mangiare, se hanno senso critico.
    Dai pochi tweet disponibili la Sacco si guardava intorno con occhio critico (es.siamo in 10 al tavolo del ristorante e non c'è ancora l'acqua).
    Il fatto di saper fare il proprio lavoro è ininfluente, e se sai fare anche quello di un altro, è un aggravante: una pedina che sa muoversi da sola.
    non+autenticato
  • La dittatura della political correctness e il razzismo antirazzista (se un nero facesse una battuta sarcastica sui bianchi, non ci sarebbero conseguenze di sorta). E' buffo che i benintenzionati, con le migliori intenzioni di questo mondo, pretendano di mettere in atto lo stesso tipo di censura delle peggiori dittature: quella sulla parola, e perfino quella sul pensiero, attuata mediante continue, opprimenti lezini su cosa sia lecito pensare e cosa no. Paradossale che non se ne rendano conto.
    Izio01
    4027
  • - Scritto da: Izio01
    > La dittatura della political correctness e il
    > razzismo antirazzista (se un nero facesse una
    > battuta sarcastica sui bianchi, non ci sarebbero
    > conseguenze di sorta).
    > ...
    > Paradossale che non se ne rendano conto.

    Quello che dici è giusto e vale per me e per te che siamo dei signor nessuno.

    Però quando in una azienda (o corporation) rivesti un ruolo come quello, le regole sono diverse. Non sei un impiegato qualunque, ma tu rappresenti e impersoni l'azienda/corporation in tutto e tutto. Quello che fai e che dici, anche a titolo personale, viene immediatamente associato all'azienda/corporation. Non ti impediscono di fare e dire quello che ti pare nella vita privata, ma ti impongono di non far si che venga in qualche modo associato all'immagine dell'azienda. E nei contratti che firmano ci sono anche queste clausole.

    PS: Ci sono anche nei contratti di lavoro italiani clausole simili, ma ovviamente sono molto meno facilmente applicabili.
  • - Scritto da: bradipao
    > - Scritto da: Izio01
    > > La dittatura della political correctness e il
    > > razzismo antirazzista (se un nero facesse una
    > > battuta sarcastica sui bianchi, non ci sarebbero
    > > conseguenze di sorta).
    > > ...
    > > Paradossale che non se ne rendano conto.
    >
    > Quello che dici è giusto e vale per me e per te
    > che siamo dei signor
    > nessuno.
    >
    > Però quando in una azienda (o corporation)
    > rivesti un ruolo come quello, le regole sono
    > diverse. Non sei un impiegato qualunque, ma tu
    > rappresenti e impersoni l'azienda/corporation in
    > tutto e tutto. Quello che fai e che dici, anche a
    > titolo personale, viene immediatamente associato
    > all'azienda/corporation. Non ti impediscono di
    > fare e dire quello che ti pare nella vita
    > privata, ma ti impongono di non far si che venga
    > in qualche modo associato all'immagine
    > dell'azienda. E nei contratti che firmano ci sono
    > anche queste clausole.
    >

    Spero che sia così in questo caso, ma secondo me stiamo andando molto oltre e non la considero una cosa positiva. Sempre secondo me, si dovrebbe trovare un punto di equilibrio tra la tutela delle minoranze e la libertà di parola.

    > PS: Ci sono anche nei contratti di lavoro
    > italiani clausole simili, ma ovviamente sono
    > molto meno facilmente applicabili.
    Izio01
    4027
  • > La dittatura della political correctness e il
    > razzismo antirazzista (se un nero facesse una
    > battuta sarcastica sui bianchi, non ci sarebbero
    > conseguenze di sorta).

    Be', anche se un ebreo la facesse sui gentili. O se una lesbica la facesse sulle donne eterosessuali.
    Lo scopo di queste norme non è di criminalizzare ogni battuta di spirito che prenda di mira un gruppo, più o meno determinato. Ma di proteggere le minoranze che storicamente sono state messe ai margini.
    Anche i mancini sono una minoranza, ma, almeno nei paesi occidentali, non sono più oggetto di stigma sociale. E quindi ben difficilmente una battutaccia su di loro verrebbe malvista. Semplicemente non farebbe ridere.Sorride È il rovescio della medaglia di non avere stereotipi particolari contro di sé.


    > E' buffo che i
    > benintenzionati, con le migliori intenzioni di
    > questo mondo, pretendano di mettere in atto lo
    > stesso tipo di censura delle peggiori dittature:
    > quella sulla parola, e perfino quella sul
    > pensiero, attuata mediante continue, opprimenti
    > lezini su cosa sia lecito pensare e cosa no.

    O piuttosto, cosa sia lecito dire e scrivere. Quando un'informazione può essere replicata e distribuita all'infinito e alla velocità della luce, come nel mondo di internet, una piuma diventa un pollaio. E altra soluzione che la repressione sul nascere di questi fenomeni non esiste.
  • - Scritto da: Leguleio
    >
    > > E' buffo che i
    > > benintenzionati, con le migliori intenzioni
    > di
    > > questo mondo, pretendano di mettere in atto
    > lo
    > > stesso tipo di censura delle peggiori
    > dittature:
    > > quella sulla parola, e perfino quella sul
    > > pensiero, attuata mediante continue,
    > opprimenti
    > > lezini su cosa sia lecito pensare e cosa no.
    >
    > O piuttosto, cosa sia lecito dire e scrivere.
    > Quando un'informazione può essere replicata e
    > distribuita all'infinito e alla velocità della
    > luce, come nel mondo di internet, una piuma
    > diventa un pollaio. E altra soluzione che la
    > repressione sul nascere di questi fenomeni non
    > esiste.

    Io non sono d'accordo, perché implica che qualcuno decida cosa vada represso e cosa no, e infatti secondo me abbiamo già ampiamente superato i limiti del buon senso. Dalla tutela delle minoranze stiamo passando all'oppressione della maggioranza, al divieto assoluto di critica e di sfottò per le categorie elette come meritevoli di tutela speciale.
    Che sia giusto il divieto di sparare a neri e gay, non credo sia in dubbio. Che sia a tutti gli effetti vietato parlarne se non in modo positivo, lo trovo aberrante. Se a qualcuno stanno sui kokonzi gli italiani, o magari solo gli italiani della mia zona, o quelli che si vestono, comportano e relazionano come me, io mica pretendo l'intervento dell'Autorità, lo mando a quel paese e tiro dritto. Chi pretende invece di essere intoccabile e incriticabile PER LEGGE, almeno con me ottiene l'effetto contrario.
    Izio01
    4027
  • Un pò come le legge recente contro il negazionismo, una idiozia terribile.
    Purtroppo sta accadendo questo, cioè per fermare certi idioti, si va ad intaccare i diritti fondamentali, ma mai nessuno va a fermare gli idioti della sponda opposta, ovvero quelli che ti danno dell'antisemita se fai una critica ad israele, del razzista se parli del problema dell'immigrazione (badate bene, parli del problema in se, non di chi immigra), del fascista se parli di quel che faceva tale dittatura oltre che spezzare i reni a chi non era d'accordo ecc eccc.
  • > > > E' buffo che i
    > > > benintenzionati, con le migliori
    > intenzioni
    > > di
    > > > questo mondo, pretendano di mettere in
    > atto
    > > lo
    > > > stesso tipo di censura delle peggiori
    > > dittature:
    > > > quella sulla parola, e perfino quella
    > sul
    > > > pensiero, attuata mediante continue,
    > > opprimenti
    > > > lezini su cosa sia lecito pensare e
    > cosa
    > no.

    > > O piuttosto, cosa sia lecito dire e scrivere.
    > > Quando un'informazione può essere replicata e
    > > distribuita all'infinito e alla velocità
    > della
    > > luce, come nel mondo di internet, una piuma
    > > diventa un pollaio. E altra soluzione che la
    > > repressione sul nascere di questi fenomeni
    > non
    > > esiste.

    > Io non sono d'accordo, perché implica che
    > qualcuno decida cosa vada represso e cosa no, e
    > infatti secondo me abbiamo già ampiamente
    > superato i limiti del buon senso.

    Allora, in generale, qualcuno che decide c'è sempre. C'è il PM che di fronte ad una notizia di reato ritiene più opportuno chiedere l'archiviazione, e in genere la ottiene, c'è il vigile urbano che fra le molteplici infrazioni che vede decide di fischiare solo quelle più gravi, o quelle che ritiene più smaccate. E giù giù, fino alla scuola dell'obbligo, dove c'è il maestro o il professore che di fronte a un alunno che spara palline con la penna bic fa finta di non vedere una volta su due.
    Fatta questa premessa, leggi scritte, o anche non scritte, che sanzionano anche le affermazioni che non offendono nessuno, mi paiono innanzitutto superflue, e solo in seconda istanza liberticide. Non ne vedo l'avvisaglia, però: oggi dire di qualcuno che è un tombeur de femme oppure che non sa più dove mettere i soldi non è considerato oltraggioso.


    > Dalla tutela
    > delle minoranze stiamo passando all'oppressione
    > della maggioranza, al divieto assoluto di critica
    > e di sfottò per le categorie elette come
    > meritevoli di tutela
    > speciale.

    Non sono d'accordo con la tua definizione di "tutela speciale". Un individuo è protetto dalla legge sulla diffamazione e sulle ingiurie indipendentemente da quello che ha fatto, e da quello che è.
    Quando il gruppo colpito è l'intera popolazione di un continente, come in questo caso, e una azione promossa in tribunale sarebbe piuttosto difficile da organizzare, supplisce il buon senso. Anche senza grandi conoscenze di giurisprudenza si capiva che l'affermazione era decisamente offensiva e inopportuna, detta da lei.


    > Che sia giusto il divieto di sparare a neri e
    > gay, non credo sia in dubbio. Che sia a tutti gli
    > effetti vietato parlarne se non in modo positivo,
    > lo trovo aberrante. Se a qualcuno stanno sui
    > kokonzi gli italiani, o magari solo gli italiani
    > della mia zona, o quelli che si vestono,
    > comportano e relazionano come me, io mica
    > pretendo l'intervento dell'Autorità, lo mando a
    > quel paese e tiro dritto.

    Esiste ancora una differenza fra affermare che qualcuno ci sta sulle scatole e insolentirlo con epiteti indiscutibili. È una differenza che oramai, drogati da talk show e da trasmissioni che sono una gara a chi insulta e sbertuccia di più abbiamo perso, ma che esiste.


    > Chi pretende invece di
    > essere intoccabile e incriticabile PER LEGGE,
    > almeno con me ottiene l'effetto
    > contrario.

    Non confondere la critica con l'insulto. Il diritto di critica tra l'altro è riconosciuto dalla legge.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 23 dicembre 2013 14.53
    -----------------------------------------------------------
  • - Scritto da: Leguleio

    > Esiste ancora una differenza fra affermare che
    > qualcuno ci sta sulle scatole e insolentirlo con
    > epiteti indiscutibili. È una differenza che
    > oramai, drogati da talk show
    >
    e da trasmissioni che sono una gara a
    > chi insulta e sbertuccia di più abbiamo perso, ma
    > che esiste.
    >

    Nel mio caso sbagli: io la TV non la guardo proprio, se non quando capito a casa di qualcuno che lo fa, eppure continuo a pensare che l'insulto sia senz'altro discutibile ma lecito. Noto anche che spesso e volentieri i più duri censori degli insulti altrui si lanciano volentieri nello stesso sport, almeno nei forum politicizzati.
    Che una battuta di cattivo gusto possa portare al licenziamento già lo trovo rischioso, ma vale ciò che ha evidenziato Bradipao, ci può rimettere l'immagine dell'azienda. Che però possa essere addirittura penalmente perseguibile, io lo trovo aberrante, soprattutto se chi decide cosa sia lecito e cosa no è una persona fallibile e dotata di idee proprie del tutto soggettive. Che ti devo dire? So che oggi, in occidente, funziona effettivamente così, ma quello che tu chiami "buon senso" per me è assoluto arbitrio e non smetterò mai di criticarlo, indipendentemente dal fatto che questo cambi qualcosa o no.
    Izio01
    4027
  • > Nel mio caso sbagli: io la TV non la guardo
    > proprio, se non quando capito a casa di qualcuno
    > che lo fa, eppure continuo a pensare che
    > l'insulto sia senz'altro discutibile ma lecito.

    Eh no, non è lecito. In nessun ordinamento civile.

    > Noto anche che spesso e volentieri i più duri
    > censori degli insulti altrui si lanciano
    > volentieri nello stesso sport, almeno nei forum
    > politicizzati.

    Ecco perché ci vuole una vigile moderazione 24 ore su 24.


    > Che una battuta di cattivo gusto possa portare al
    > licenziamento già lo trovo rischioso, ma vale ciò
    > che ha evidenziato Bradipao, ci può rimettere
    > l'immagine dell'azienda. Che però possa essere
    > addirittura penalmente perseguibile, io lo trovo
    > aberrante,

    Mah... qui stai facendo un esempio di scuola, pura teoria. Non mi vengono in mente battute di cattivo gusto arrivate in tribunale.
    Mi ricordo invece di due politici italiani che hanno querelato autori di satira: De Gasperi con Guareschi, e D'Alema con Forattini (querela poi ritirata). Lì però il politicamente corretto c'entrava ben poco, erano stati accusati di fatti ben determinati.


    > soprattutto se chi decide cosa sia
    > lecito e cosa no è una persona fallibile e dotata
    > di idee proprie del tutto soggettive. Che ti devo
    > dire? So che oggi, in occidente, funziona
    > effettivamente così, ma quello che tu chiami
    > "buon senso" per me è assoluto arbitrio e non
    > smetterò mai di criticarlo, indipendentemente dal
    > fatto che questo cambi qualcosa o
    > no.

    Normalmente solo quando ci si trova dall'altra parte della barricata si capisce il peso di certe battute, l'effetto che fanno. Finché si guardano le cose come spettatori non si percepisce dove sta il problema.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 23 dicembre 2013 15.18
    -----------------------------------------------------------
  • - Scritto da: Leguleio

    > Non confondere la critica con l'insulto. Il
    > diritto di critica tra l'altro è riconosciuto
    > dalla legge.

    Ma tu che te ne intendi... Cortesemente potresti darci due o tre frasi con cui possiamo farti arrivare degli insulti e dileggiarti senza ricadere in problemi di legge ?
    Grazie
    krane
    22544
  • > Ma tu che te ne intendi... Cortesemente potresti
    > darci due o tre frasi con cui possiamo farti
    > arrivare degli insulti e dileggiarti senza
    > ricadere in problemi di legge
    > ?
    > Grazie

    Puoi ispirarti a questo utente:

    http://punto-informatico.it/b.aspx?i=3752139&m=375...

    N.B.: erano apparsi commenti molto meno diplomatici, ora cancellati.
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