MP3/Napster il terribile e i suoi fratelli

Napster ha reso la ricerca e il download di MP3 operazioni quasi banali, alla portata di tutti. Sull'onda del suo successo sono nati altri programmi e servizi simili, tutti però sotto lo sguardo torvo delle case discografiche

L'era MP3 ha conosciuto tre distinte epoche: la prima è stata quella dominata dalla ricerca manuale dei brani in giro per l'underground di Internet, fra siti Web che sparivano dall'oggi al domani e siti FTP che richiedevano spesso password d'accesso o ratio (i siti FTP "ratio" sono quelli che richiedono tot mega di upload per concedere in credito tot mega di download); la seconda è stata contrassegnata dall'arrivo e dal successivo evolversi dei motori e dei software di ricerca specifici per MP3, pronti a sfornare decine se non centinaia di indirizzi differenti semplicemente digitando il nome dell'autore o il titolo del brano ricercato.

Oggi siamo arrivati alla terza epoca, quella di Napster e dei suoi sempre più numerosi fratelli, programmi capaci di far condividere a migliaia di individui, da casa, dall'ufficio o dall'università, gli MP3 presenti sui propri hard disk. Napster ha ridotto azioni come quelle di cercare e scaricare file MP3 ad una banalità sorprendente, ma probabilmente l'aggettivo giusto, se ci mettessimo nei panni delle case discografiche, sarebbe "allarmante".

Se infatti già la diffusione su scala mondiale del formato MP3 aveva rappresentato un duro colpo per le case discografiche, obbligandole a trovare in tempi rapidi nuove modalità di distribuzione e vendita della musica, Napster oggi rappresenta una minaccia senza precedenti.
Strauss Zelnick, presidente della BMG, ha detto: ?Sebbene la pirateria sia sempre da deplorare perché non rispetta il copyright, in alcuni casi, può aiutare lo sviluppo del mercato, e sebbene noi ci stiamo muovendo velocemente, dobbiamo muoverci ancora più velocemente?.
Aram Senreich, analista di Jupiter Communication, ha invece osservato che "i clienti devono essere trattati con la carota e non con il bastone: ci saranno sempre gli MP3 e ci saranno sempre alternative gratuite, il segreto sta nel creare un prodotto che abbia più valore di quello che si può avere gratuitamente. Nel prossimo futuro, invece che il CD, al consumatore sarà venduta la licenza per ascoltare una canzone o un album, e questa è già una grande rivoluzione".

Tornando al Napster, non sorprende che sebbene sia nato da poco, abbia già dei nemici molto potenti. Lo scorso dicembre la RIAA (l?associazione delle case discografiche americane) ha denunciato la società di Fanning (ideatore di Napster) per violazione del diritto d?autore, mentre in molte università americane il software è stato bandito perché avrebbe ormai esaurito la banda passante delle reti accademiche.

E? importante però osservare come il mercato discografico sia da sempre uno dei più restii ad utilizzare il Web come canale di vendita e Napster abbia dato una spinta, magari quella decisiva, per accelerare i tempi di cambiamento. Alcuni studenti dell?Università dell?Indiana per protestare contro la cancellazione del Napster dai computer delle università, hanno organizzato una petizione virtuale che pare stia raccogliendo moltissime firme.

Ma Napster non è l?unico software del genere a creare problemi legali: Gnutella, una variante open source di Napster nata su Linux e sviluppata da un ex-hacker attualmente impiegato presso AOL, Justin Frankel (il creatore di WinAmp), ha persino rischiato di compromettere, a suo tempo, la fusione fra AOL e Time Warner.