Per gli scollegati del broad band

di Gilberto Mondi - Un significativo acuto ha rotto i vetri del palazzo della Provincia di Roma e dà qualche speranza a chi tanto vorrebbe la banda larga ma non può neppure provare a chiederla. Ripartiamo dal basso

Per gli scollegati del broad bandRoma - C'è qualcosa che accende molte speranze nell'ultima iniziativa per la banda larga, perché è una di quelle rare occasioni in cui la spinta al broad band non sembra l'arido frutto di un calcolo economico di operatori fin troppo dominanti ma di una percezione diffusa a cui la Provincia di Roma intende dare risposte.

Un'operazione dal sapore semplice e piena di contenuti. Dall'anno prossimo, infatti, la Provincia di Roma si impegna a fornire un aiuto sostanziale a quei comuni, e sono circa 40 su 120, che non hanno le disponibilità necessarie per dar vita a servizi broad band capaci di stimolare i capitali privati e accrescere la domanda di imprese e singoli.

Il nodo da superare per quella manciatona di comuni è sempre lo stesso. Sono tutti circondati, assediati, da vecchie centraline telefoniche che non sono attrezzate per sostenere ADSL e derivati. Le centraline, costruite grazie al canone pagato dagli italiani, devono essere rinnovate e, se si vuole farlo, occorrono iniezioni di volontà e di fondi pubblici. Il tutto si tradurrà nella nascita di un Consorzio che dovrà occuparsi di creare e gestire i nuovi servizi di rete e di offrire le proprie infrastrutture agli operatori che vorranno aggredire questo mercato.
Il tutto è collegato naturalmente ai vari e già sentiti progetti su carte elettroniche che dovrebbero proiettare il cittadino nel magico mondo dei servizi digitali, sull'alfabetizzazione delle masse a cui proporre patenti europee di guida del computer, sulla creazione di laboratori avanzati e multimediali in scuole e università. Alcuni progetti potranno fallire, altri decollare, ma certo sono pensati per dare un senso pratico all'investimento in banda larga, ben più dei 75 euro di contributo che un giorno sì e l'altro pure vengono sventolati come miracoloso elisir davanti al naso degli italiani.

Inevitabile chiedersi se i grandi progressi sul fronte della banda larga, che certo ci sono stati visto che sono ormai più di un milione gli utenti italiani di tecnologie broad band, non potrebbero assumere in tutto il paese connotati del tutto nuovi con iniziative come quella della Provincia di Roma. Inevitabile chiedersi se un approccio più amministrativo, che parta dal piccolo e dal locale, non sia in grado di offrire risposte migliori alle esigenze vere di aziende e famiglie trattate, per una volta, in modo diverso da quelle gelide sequenze di numeri scarabocchiate sulle segrete mappe di un piano strategico chiuso a chiave all?ultimo piano di qualche palazzone delle telecomunicazioni.

Qualcosa di diverso, d'altra parte, ci vuole, e con urgenza. Perché i problemi del broad band rimangono per larga parte insoluti. E non parlo solo dei call center sui quali è stato scritto già tanto ma della qualità di servizi spacciati come "veloci" ma che veloci spesso non sono affatto, di spasmodiche attese per gli allacciamenti, di guasti e disservizi a cui non si danno risposte credibili. E persino delle tribolazioni di chi vorrebbe semplicemente cambiare fornitore, forte di quella concorrenza sul mercato delle telecomunicazioni di cui non si fa che parlare: chiunque abbia disdetto un'utenza ADSL e abbia chiesto ad un altro operatore di attivarla non può che sogghignare istericamente quando qualcuno gli parla di mercato concorrenziale.

Gilberto Mondi

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TAG: adsl
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