Google: basta con il Viagra

Come già fanno alcuni suoi concorrenti, anche il motorone di ricerca decide di non accettare più le pubblicità di siti che vendono farmaci senza supervisione medica. Tempismo perfetto

Washington (USA) - C'è il timore di essere presi nel mirino della giustizia americana nelle decisioni che hanno spinto Microsoft MSN ed ora Google a sospendere la pubblicazione sulle proprie pagine di annunci pubblicitari di siti web che vendono farmaci senza prescrizione medica.

La scelta non è infatti casuale. Il Congresso e il Dipartimento della Giustizia, infatti, che da lungo tempo persegue i protagonisti del commercio illegale di medicinali, hanno cominciato ad investigare sui rapporti che legano i venditori alle strutture, questa volta legali, che consentono loro di piazzare i farmaci. Dai provider che ospitano i loro siti fino alle aziende delle carte di credito e alle banche online, tutti sono ora nel mirino delle autorità americane. Da qui, dunque, la scelta di Google, dopo aver messo al bando le pubblicità ingannevoli dei dialer, di cassare anche le promozioni farmacologiche non del tutto trasparenti.

Non tutte le farmacie web saranno messe al bando ma, per quanto riguarda gli shop americani, solo quelle che non hanno regolare licenza e che per anni hanno venduto in tutto il mondo ogni sorta di farmaci. Va detto che grazie alle pubblicità sui motori di ricerca e a quelle su innumerevoli siti, ma anche e soprattutto ad uno spam selvaggio, Viagra e diverse specie di farmaci "miracolosi" hanno potuto raggiungere i quattro angoli del Globo.
Ci sono shop web che hanno sfruttato i timori post 11 settembre e altri che, speculando sulla paura dell'antrace, hanno persino messo in vendita antibiotici di protezione preventiva. Tutte operazioni che da tempo hanno scatenato gli investigatori della Commissione federale sul commercio, di recente occupatasi anche di quelli che proponevano farmaci contro la SARS.

Nel 2002, peraltro, l'Unione Europea ha raggiunto un accordo sulle linee guida per i siti che si occupano di medicina e sanità.

In questo quadro, inutile dire che la scelta di Google viene applaudita da chi si occupa di repressione di questi abusi. Tanto più se si considera che, sebbene non vi siano numeri certi sulle attività illegali del settore, secondo le stime di Nielsen/NetRatings il 5 per cento del reddito pubblicitario delle inserzioni sui motori di ricerca è derivato lo scorso ottobre proprio dalle promozioni di farmaci o siti di medicina.

Come ha fatto per i dialer, Google non intende buttar fuori tutte le pubblicità ma servirsi invece di nuove regole di condotta per chi promuove queste attività online e per individuare chi, tra i propri inserzionisti, esercita un'attività illegale: una sorta di "inchiesta" che sarà condotta assieme ad una ditta esterna specializzata.
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